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Il D. M. 10 agosto 2012 n. 161

A cura di Chiara Scardaci

Dopo un iter lunghissimo e due pareri del Consiglio di Stato (04805/2011 – 00334/2012),Il Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo è stato adottato con il decreto 10 agosto 2012 n. 161 pubblicato sulla G.U.R.I. Serie Generale n. 221 del 21.09.2012.

Ecco in breve i tratti salienti:

 

  1.  (articoli 1,2 e 3) La finalità del regolamento è insita nella volontà del legislatore di migliorare l’utilizzazione delle risorse naturali e di prevenire al contempo la produzione di rifiuti. In linea con la primaria finalità evidenziata, il Decreto delimita espressamente il suo oggetto, stabilendo che lo stesso regolamenta i criteri qualitativi da soddisfare affinchè le terre e rocce da scavo siano considerate sottoprodotti. Inoltre, ponendo fine ad un antico dibattito, esclude dalla sua applicazione i cosiddetti “inerti” ovvero i materiali derivanti dalla demolizione di edifici o altri manufatti umani. Tale esclusione è corretta in quanto tali materiali sono considerati “rifiuti speciali” e pertanto, devono trovare la loro regolamentazione nella disciplina dei rifiuti e soltanto in essa(D. Lgs. n. 152/06). Un ulteriore finalità che il legislatore si propone di perseguire con il regolamento è l’utilizzazione del materiale da scavo senza mettere in pericolo la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente.
  2. L’art. 4 stabilisce quali sono i requisiti che il materiale da scavo deve avere per poter essere disciplinato dal Decreto, richiamando espressamente e sostanzialmente l’art. 184 bis del D. Lgs. n. 152/2006 relativo al sottoprodotto. Il materiale da scavo per poter essere considerato un sottoprodotto e per poter essere disciplinato dal regolamento deve:
  • Essere generato durante la realizzazione di un’opera di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tale materiale:
  • essere utilizzato in conformità al Piano di utilizzo:

-          nel corso dell’esecuzione della stessa opera nel quale è stato generato, o di un’opera diversa, per la realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, ecc.;

-          In processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava;

  • poter essere utilizzato direttamente senza necessità di ulteriori trattamenti diversi dalla normale pratica industriale;
  • soddisfare i requisiti di qualità ambientale di cui all’allegato 4.

  

  1. (art. 5) Il Piano di utilizzo è il documento con il quale il soggetto proponente informa l’Autorità competente della sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 4, relativamente al materiale che interessa il sito in cui verranno realizzati i lavori di scavo. L’art. 5 descrive la procedura che deve essere seguita per la presentazione del Piano:
  • la presentazione deve avvenire almeno 90 giorni dall’inizio dei lavori per la realizzazione dell’opera oppure in fase di approvazione del progetto definitivo;
  • La presentazione deve comunque avvenire prima dell’espressione del parere relativo alla procedura di valutazione ambientale;
  • l’Autorità Competente a cui viene trasmesso il Piano può chiedere al proponente delle integrazioni entro trenta giorni dalla presentazione dello stesso. Il comma 3 disciplina il caso in cui non vi sia superamento delle CSC. In questo caso, l’Autorità Competente può esprimersi entro 90 giorni dalla presentazione del Piano o delle richieste integrazioni. Nel caso in cui l’Autorità Competente dovesse esprimere il proprio  diniego motivato all’approvazione del Piano, il Proponente potrà presentare un nuovo Piano di Utilizzo;
  • è anche previsto un sub-procedimento che da facoltà all’Autorità Competente di coinvolgere l’ARPA o l’APPA per la verifica della sussistenza dei requisiti di cui all’art. 4.
  • Il Comma 4 dell’art. 5 disciplina il caso in cui nel materiale scavato, le Concentrazioni degli elementi e composti di cui alla Tabella 4.1 dell’allegato 4, superino le Concentrazioni  soglia di Contaminazione di cui alle colonne A e B della Tabella I dell’allegato 5 alla parte quarta del D. Lgs. n. 152/06 e s.m.i. In tale caso è fatta salva la possibilità che le concentrazioni di tali elementi e composti vengano assunte pari al valore di fondo naturale esistente per tutti i parametri superati. “A tal fine, in fase di predisposizione del Piano di Utilizzo, il proponente segnala il superamento delle concentrazioni predette all’Autorità Competente, presentando un piano di accertamento per definire i valori di fondo da assumere.” Tale piano è eseguito in contraddittorio con l’ARPA o con l’APPA. Di conseguenza, il Piano di Utilizzo dovrà essere redatto sulla base dei valori di fondo definiti dal piano di accertamento.

 

  1. (art. 5) Il Piano di utilizzo definisce la durata della sua validità. L’inizio dei lavori deve avvenire entro due anni dalla presentazione dello stesso. Se il termine di validità e il termine dei due anni, non vengono rispettati, il materiale da scavo perde la qualifica acquisita di “sottoprodotto” per tornare ad essere un rifiuto ed essere, pertanto, disciplinato ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett. a) del D. Lgs. n. 152/06. Anche in questo caso è prevista la possibilità di ripresentare un nuovo Piano di utilizzo entro i due mesi precedenti la scadenza dei predetti termini. Il nuovo Piano di Utilizzo potrà avere però, una durata massima di solo un anno.  La perdita della qualifica di “sottoprodotto” può avvenire anche nel caso in cui siano violati gli obblighi di utilizzo previsti nel Piano o nel caso in cui venga meno una delle condizioni di cui all’art. 4, comma 1 del Decreto.
  2. Nelle situazioni di emergenza l’art. 6 del Decreto disciplina la possibilità di sostituire il Piano di Utilizzo con la presentazione di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (art. 47 D.P.R. 445/2000-all. 7), salvo presentare il Piano entro 15 giorni dalla data di inizio lavori.
  3. (Art. 8) La modifica sostanziale dei requisiti di cui al comma 1 dell’art. 4 comporta un aggiornamento del Piano stesso secondo la procedura dettata dall’art. 5, comma 1. Le modifiche del piano considerate sostanziali, sono indicate al comma 2 dell’art. 8 come di seguito:
  • L’aumento del volume in banco oggetto del Piano di utilizzo in misura superiore al 20%;
  • la destinazione del materiale scavato ad un sito di destinazione o ad un utilizzo diverso da quello indicato nel Piano di utilizzo;
  • la destinazione del materiale scavato ad un sito di deposito intermedio diverso da quello indicato nel Piano di Utilizzo;
  • La modifica delle tecnologie di scavo.

Il mancato aggiornamento del Piano in base alla procedura indicata all’art. 5 ed all’art. 8, comporta la perdita in capo al materiale scavato, della qualifica di “sottoprodotto”.

  1. (art. 9) La realizzazione del Piano di Utilizzo è affidata ad un soggetto Esecutore che il proponente è obbligato a comunicare all’Autorità Competente. L’Esecutore, a far data dalla comunicazione predetta, è responsabile dell’esecuzione del Piano di Utilizzo che, pertanto, è tenuto a rispettare. In tale veste egli dovrà garantire la tracciabilità del materiale scavato attraverso la predisposizione della modulistica relativa al trasporto (art. 11) di cui agli allegati 6 e 7.
  2. L’art. 10 disciplina le modalità di deposito del materiale scavato in attesa che lo stesso sia utilizzato in conformità al Piano di Utilizzo. Il deposito del materiale scavato non può avere durata superiore alla durata del Piano di utilizzo, pena la cessazione della qualifica di “sottoprodotto” in capo al materiale scavato.
  3. (art. 12)La D.A.U. ovvero la Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo, effettuata in forma di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (ex art. 47 del D.P.R.445/2000), attesta l’avvenuto utilizzo del materiale scavato in conformità al Piano di Utilizzo. Tale dichiarazione deve essere resa entro il temine di validità del Piano e la sua omissione comporta, questa volta con effetto immediato, la cessazione della qualifica di sottoprodotto in capo al materiale scavato. Tale conseguenza si verifica anche nel caso in cui a rendere la dichiarazione dovrebbe essere un soggetto terzo diverso dal proponente o dall’esecutore.
  4. Infine si segnala che il comma 3 dell’art. 15, ribadisce come norma di chiusura di portata generale che l’inottemperanza alla corretta gestione dei materiali di scavo comporta la considerazione del materiale scavato come rifiuto con conseguente applicazione della relativa disciplina ex D. Lgs. N. 152/06.
  5. Per quanto concerne gli allegati si segnalano in particolare: l’allegato n. 1 che fornisce delle indicazioni su che cos’è la caratterizzazione ambientale dei materiali da scavo e sulle relative modalità di esecuzione; l’allegato n. 3 che definisce la “Normale Pratica Industriale”; l’allegato n. 5 che indica in maniera tecnicamente più dettagliata i contenuti del Piano di utilizzo.
  6. Per quanto concerne i materiali da riporto di origine antropica, l’allegato n. 9 dopo averne dato l’esatta nozione (“sono orizzonti stratigrafici costituiti da materiali di origine antropica, ossia derivanti da attività quali scavo, demolizione edilizia, ecc. che si possono presentare frammisti a suolo e sottosuolo. In particolare, i riporti sono per lo più una miscela eterogenea di terreno naturale e di materiali di origine antropica, anche di derivazione edilizio-urbanistica pregressa che, utilizzati nel corso dei secoli per successivi riempimenti e livellamenti del terreno, si sono stratificati e sedimentati nel suolo fino a profondità variabile che, compattandosi con il terreno naturale, si sono assestati determinando un nuovo orizzonte stratigrafico”) stabilisce che essi possono essere assoggettati alla disciplina del regolamento nel caso in cui essi, frammisti al terreno naturale nella quantità massima del 20% sono indicativamente identificabili con le seguenti tipologie di materiali: materiali litoidi, pietrisco tolto d’opera, calcestruzzi, laterizi, prodotti ceramici, intonaci.

 

Regime Transitorio

In relazione al D.m. 10 agosto 2012 n. 161 ed al regime transitorio disciplinato all’art. 15 del predetto regolamento, si rileva, in accordo con una prima condivisa interpretazione, che la nuova disciplina esclude, dalla propria portata applicativa, gli interventi realizzati e conclusi prima della data di entrata in vigore del regolamento stesso (6.10.2012)

 Per gli interventi non ancora terminati, il D.m. 161/2012 disciplina la possibilità di presentare un piano di utilizzo (per il quale si rimanda alla sezione “Analisi del D.m. 10 agosto 2012 n. 161: prime osservazioni”), entro 180 giorni dall’entrata in vigore del regolamento stesso (aprile 2013).

 In ogni caso, la mancata presentazione del predetto Piano di Utilizzo, nei termini indicati, non avrebbe alcun effetto se non quello di vedere concluse, le procedure già avviate, in base al vecchio art. 186 del D. Lgs. n. 152/06 (cfr. “quadro normativo”).

Pertanto, si ritiene utile riportare di seguito l’ultima versione dell’art. 186 del D. Lgs. n. 152/2006. (La modifica più recente del testo, risale al D. Lgs. n. 205/2010 che tramite l’art. 14, aveva parzialmente mutato la portata del comma 7 ter.)

186. Terre e rocce da scavo 

1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 185, le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ottenute quali sottoprodotti, possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati purchè:

a) siano impiegate direttamente nell'ambito di opere o interventi preventivamente individuati e definiti;

b) sin dalla fase della produzione vi sia certezza dell'integrale utilizzo;

c) l'utilizzo integrale della parte destinata a riutilizzo sia tecnicamente possibile senza necessità di preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale idonei a garantire che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e, più in generale, ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati per il sito dove sono destinate ad essere utilizzate;

d) sia garantito un elevato livello di tutela ambientale;

e) sia accertato che non provengono da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del titolo V della parte quarta del presente decreto;

f) le loro caratteristiche chimiche e chimico-fisiche siano tali che il loro impiego nel sito prescelto non determini rischi per la salute e per la qualità delle matrici ambientali interessate ed avvenga nel rispetto delle norme di tutela delle acque superficiali e sotterranee, della flora, della fauna, degli habitat e delle aree naturali protette. In particolare deve essere dimostrato che il materiale da utilizzare non è contaminato con riferimento alla destinazione d'uso del medesimo, nonché la compatibilità di detto materiale con il sito di destinazione;

g) la certezza del loro integrale utilizzo sia dimostrata. L'impiego di terre da scavo nei processi industriali come sottoprodotti, in sostituzione dei materiali di cava, è consentito nel rispetto delle condizioni fissate all'articolo 183, comma 1, lettera p).

2. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito della realizzazione di opere o attività sottoposte a valutazione di impatto ambientale o ad autorizzazione ambientale integrata, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare di norma un anno, devono risultare da un apposito progetto che è approvato dall'autorità titolare del relativo procedimento. Nel caso in cui progetti prevedano il riutilizzo delle terre e rocce da scavo nel medesimo progetto, i tempi dell'eventuale deposito possono essere quelli della realizzazione del progetto purchè in ogni caso non superino i tre anni.

3. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito della realizzazione di opere o attività diverse da quelle di cui al comma 2 e soggette a permesso di costruire o a denuncia di inizio attività, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare un anno, devono essere dimostrati e verificati nell'ambito della procedura per il permesso di costruire, se dovuto, o secondo le modalità della dichiarazione di inizio di attività (DIA).

4. Fatti salvi i casi di cui all'ultimo periodo del comma 2, ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nel corso di lavori pubblici non soggetti nè a VIA nè a permesso di costruire o denuncia di inizio di attività, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare un anno, devono risultare da idoneo allegato al progetto dell'opera, sottoscritto dal progettista.

5. Le terre e rocce da scavo, qualora non utilizzate nel rispetto delle condizioni di cui al presente articolo, sono sottoposte alle disposizioni in materia di rifiuti di cui alla parte quarta del presente decreto.

6. La caratterizzazione dei siti contaminati e di quelli sottoposti ad interventi di bonifica viene effettuata secondo le modalità previste dal Titolo V, Parte quarta del presente decreto. L'accertamento che le terre e rocce da scavo di cui al presente decreto non provengano da tali siti è svolto a cura e spese del produttore e accertato dalle autorità competenti nell'ambito delle procedure previste dai commi 2, 3 e 4.

7. Fatti salvi i casi di cui all'ultimo periodo del comma 2, per i progetti di utilizzo già autorizzati e in corso di realizzazione prima dell'entrata in vigore della presente disposizione, gli interessati possono procedere al loro completamento, comunicando, entro novanta giorni, alle autorità competenti, il rispetto dei requisiti prescritti, nonché le necessarie informazioni sul sito di destinazione, sulle condizioni e sulle modalità di utilizzo, nonché sugli eventuali tempi del deposito in attesa di utilizzo che non possono essere superiori ad un anno. L'autorità competente può disporre indicazioni o prescrizioni entro i successivi sessanta giorni senza che ciò comporti necessità di ripetere procedure di VIA, o di AIA o di permesso di costruire o di DIA.

7-bis. Le terre e le rocce da scavo, qualora ne siano accertate le caratteristiche ambientali, possono essere utilizzate per interventi di miglioramento ambientale e di siti anche non degradati. Tali interventi devono garantire, nella loro realizzazione finale, una delle seguenti condizioni:

a) un miglioramento della qualità della copertura arborea o della funzionalità per attività agro-silvo-pastorali;

b) un miglioramento delle condizioni idrologiche rispetto alla tenuta dei versanti e alla raccolta e regimentazione delle acque piovane;

c) un miglioramento della percezione paesaggistica.

7-ter. Ai fini dell'applicazione del presente articolo, i residui provenienti dall'estrazione di marmi e pietre sono equiparati alla disciplina dettata per le terre e rocce da scavo. Sono altresì equiparati i residui delle attività di lavorazione di pietre e marmi che presentano le caratteristiche di cui all'articolo 184-bis. Tali residui, quando siano sottoposti a un'operazione di recupero ambientale, devono soddisfare i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispettare i valori limite, per eventuali sostanze inquinanti presenti, previsti nell'Allegato 5 alla parte IV del presente decreto, tenendo conto di tutti i possibili effetti negativi sull'ambiente derivanti dall'utilizzo della sostanza o dell'oggetto.