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Soggetti al D.M. MATTM del 24.04.2014

 In attuazione del comma 3 dell’art. 188 ter del D. Lgs. n. 152/06, nella G.U. SG n. 99 del 30.04.2014 è stato pubblicato il D.M. del MATTM del 24.04.2014 (Disciplina delle modalità di applicazione al SISTRI del trasporto intermodale nonché specificazione delle categorie di soggetti obbligati ad aderire, ex art. 188 ter, comma 1 e 3 del D. Lgs. n. 152/06) il quale reca alcune specificazioni in merito ai soggetti obbligati alla iscrizione al SISTRI.

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 Ad oggi, spacchettando il comma 1, dell’art. 188 ter del D. Lgs. n. 152/06,  i soggetti tenuti alla iscrizione al SISTRI sono: 

  1. gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi.
  2. gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale.
  3. gli enti e le imprese che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi.
  4. i nuovi produttori che trattano o producono rifiuti pericolosi.
  5. in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell'impresa navale o ferroviaria o dell'impresa che effettua il successivo trasporto.
  6. I comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della Regione Campania

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 Il D.M. del 24.04.2014 ha specificato i soggetti di cui al punto 1 ed al punto 6 delle categorie individuate dal comma 1 dell’art. 188 ter del D. Lgs. n. 152/06.

 Si riportano di seguito le specificazioni recate dal decreto ministeriale citato.

 1.      Gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi sono specificati dal D.M. 24.04.2014 come di seguito:

 a)  gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti  speciali pericolosi da attività agricole ed agroindustriali con più di 10 dipendenti (Dalla lettera a) della sono esclusi, indipendentemente dal numero dei dipendenti, gli enti e le  imprese di cui  all’art.  2135  del  codice  civile  che conferiscono i propri rifiuti nell’ambito di circuiti organizzati di raccolta, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera pp) del d.lgs. 152 del 2006)

b)   gli enti e le imprese con più di dieci dipendenti, produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lettere b), c), d), e), f) ed h) ,  del  d.lgs.  n.  152  del  2006  e successive modificazioni ed integrazioni;

c)   gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti  speciali pericolosi che effettuano attività di  stoccaggio  di  cui  all’art. 183, comma 1, lettera aa), del d.lgs. n. 152 del 2006;

e)  gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi da attività di pesca professionale e acquacoltura, di cui al d.lgs. 9 gennaio 2012, n. 4, con  più di  dieci dipendenti,  ad esclusione, indipendentemente dal numero dei dipendenti, degli enti e delle imprese iscritti alla sezione speciale «imprese  agricole» del Registro delle imprese che conferiscono i propri rifiuti  nell’ambito di circuiti organizzati di raccolta, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera pp) del d.Lgs. 152 del 2006.    [1]

6.      I comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della Regione Campania sono specificati dal D.M.24.04.2014 come di seguito:

d)  gli  enti  e  le  imprese che effettuano la raccolta, il trasporto, il recupero,  lo smaltimento  dei  rifiuti  urbani  nella Regione Campania

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 Gli altri soggetti indicati dall’art. 188 ter del D. Lgs. n. 152/06 e individuati nei numeri 2,3,4,5  non hanno subito alcuna ulteriore specificazione.

 [1]I riferimenti normativi per la corretta interpretazione dell’elenco di soggetti riportato come sopra sono:

-          Art. 188 comma 3 del D. Lgs. n. 152/06: 

Sono rifiuti speciali:

a) *** 

b)  i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall'articolo 184-bis; (602)

c)  i rifiuti da lavorazioni industriali; (598)

d)  i rifiuti da lavorazioni artigianali;

e)  i rifiuti da attività commerciali;

f)  i rifiuti da attività di servizio;

g) ***

h)  i rifiuti derivanti da attività sanitarie;

 -  Art. 183, comma 1, lettera aa) del D. LGs. n. 152/06:  «stoccaggio»: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell'allegato B alla parte quarta del presente decreto, nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell'allegato C alla medesima parte quarta;

 -  Art. 183, comma 1 lettera pp) del D. Lgs. n. 152/06

«circuito organizzato di raccolta»: sistema di raccolta di specifiche tipologie di rifiuti organizzato dai Consorzi di cui ai titoli II e III della parte quarta del presente decreto e alla normativa settoriale, o organizzato sulla base di un accordo di programma stipulato tra la pubblica amministrazione ed associazioni imprenditoriali rappresentative sul piano nazionale, o loro articolazioni territoriali, oppure sulla base di una convenzione-quadro stipulata tra le medesime associazioni ed i responsabili della piattaforma di conferimento, o dell’impresa di trasporto dei rifiuti, dalla quale risulti la destinazione definitiva dei rifiuti. All’accordo di programma o alla convenzione-quadro deve seguire la stipula di un contratto di servizio tra il singolo produttore ed il gestore della piattaforma di conferimento, o dell’impresa di trasporto dei rifiuti, in attuazione del predetto accordo o della predetta convenzione;

 -Art. 2135 del c.c.

È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse.

Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge .

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Prima del D.M. MATTM del 24.04.2014

 A cura di Chiara Scardaci - Dalla Farfallaverde del 12.09.2013 - Aggiornato alla pubblicazione della Legge di conversione n. 125/2013

Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 204 del 31.08.2013 veniva pubblicato il Decreto Legge n. 101 del 31.08.2013 che all’art. 11 disponeva alcune importanti modifiche concernenti il SISTRI, Sistema di Tracciabilità dei Rifiuti. L'articolo predetto subiva ulteriori modifiche con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 30.10.2013 n. 255 della Legge di conversione 30.10.2013 n. 125.

Nell'ultima versione oggi vigente, il comma 1 dell’articolo 11 richiamato, modifica sostanzialmente i commi 1, 2 e 3 dell’art. 188 ter del D. Lgs. N. 152/06 che si riportano di seguito:

 ART. 188-ter  

1.  Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2, lettera a), gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi e gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi, inclusi i nuovi produttori che trattano o producono rifiuti pericolosi. Sono altresì tenuti ad aderire al SISTRI, in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell'impresa navale o ferroviaria o dell'impresa che effettua il successivo trasporto. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con uno o più decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono definite le modalità di applicazione a regime del SISTRI al trasporto intermodale.

2.  Possono aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2, lettera a), su base volontaria i produttori, i gestori e gli intermediari e i commercianti dei rifiuti diversi da quelli di cui al comma 1. 

3.  Con uno o più decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, possono essere specificate le categorie di soggetti di cui al comma 1 e sono individuate, nell'ambito degli enti o imprese che effettuano il trattamento dei rifiuti, ulteriori categorie di soggetti a cui è necessario estendere il sistema di tracciabilità dei rifiuti di cui all'articolo 188-bis

 

Ai sensi del comma 4 dell’art. 11 del D.L. 101/2013, il decreto di cui al nuovo comma 3 dell'art. 188 ter, dovrà essere adottato entro il 03.03.2014: "Entro il 3 marzo 2014 è adottato il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare previsto dall'articolo 188-ter, comma 3, D.Lgs. n. 152 del 2006, come modificato dal presente articolo, al fine di individuare, nell'ambito degli enti o imprese che effettuino il trattamento dei rifiuti, di cui agli articoli 23 e 35 della direttiva 2008/98/CE, ulteriori categorie di soggetti a cui è necessario estendere il sistema di tracciabilità dei rifiuti di cui all'articolo 188-bis del D.Lgs. n. 152 del 2006."

Ai sensi del comma 2 dell'art. 11 del D. L. n. 101/2013,  per gli enti e le imprese che raccolgono e trasportano rifiuti urbani pericolosi a titolo professionale, compresi i vettori esteri che effettuano trasporto di rifiuti urbani  pericolosi all'interno del territorio nazionale o trasporti transfrontalieri in partenza dal territorio, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani pericolosi, a partire dal momento in cui detti rifiuti sono conferiti in centri di raccolta o stazioni ecologiche comunali o altre aree di raggruppamento o stoccaggio, è prevista una fase di sperimentazione a decorrere dal 30 giugno 2014.

Rientrano altresì tra i soggetti obbligati ad aderire al SISTRI, ai sensi del comma 3 dell'art. 11 del D.L. 101/2013, anche i produttori iniziali di rifiuti pericolosi, nonchè i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della regione Campania. Tale previsione è però collegata al comma 8 dell'art. 11 che si preoccupa della semplificazione e della ottimizzazione del SISTRI. 

In sintesi, quindi, possiamo affermare che in questa nuova identificazione dei soggetti coinvolti nella iscrizione del Sistri, il legislatore ha eliminato qualunque riferimento ai rifiuti speciali non pericolosi, imputando il sistema informatico solo ai rifiuti pericolosi ed a coloro che li producono. Inoltre, è stato eliso ogni richiamo al numero dei dipendenti. La base volontaria risulta, infine, identificata in via residuale, venendo eliminata l’identificazione espressa dei soggetti che vi appartengono. Nuovo il riferimento ai rifiuti pericolosi urbani per i quali è prevista una fase di sperimentazione.

 

Prima del Decreto Legge 31.08.2013 n. 101 e della relativa Legge di conversione del 30.10.2013 n. 125, i soggetti erano i seguenti:

  1. I soggetti obbligati all’iscrizione al Sistri ai sensi dell’art. 188 ter, comma 1 del D. Lgs. N. 152/06  sono:

a) gli enti e le imprese produttori di rifiuti speciali pericolosi - ivi compresi quelli di cui all’articolo 212, comma 8;

b) le imprese e gli enti produttori di rifiuti speciali non pericolosi, di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) con più di dieci dipendenti, nonché le imprese e gli enti che effettuano operazioni di smaltimento o recupero di rifiuti e che producano per effetto di tale attività rifiuti non pericolosi, indipendentemente dal numero di dipendenti;

c) i commercianti e gli intermediari di rifiuti;

d) i consorzi istituiti per il recupero o il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti che organizzano la gestione di tali rifiuti per conto dei consorziati;

e) le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero o smaltimento di rifiuti;

f) gli enti e le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali a titolo professionale. Nel caso di trasporto navale, l’armatore o il noleggiatore che effettuano il trasporto o il raccomandatario marittimo di cui alla legge 4 aprile 1977, n. 135, delegato per gli adempimenti relativi al SISTRI dall’armatore o noleggiatore medesimi;

g) in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell’impresa navale o ferroviaria o dell’impresa che effettua il successivo trasporto 

  1. I soggetti che possono scegliere di aderirvi ovvero la cosiddetta base volontaria di cui al comma 2 dell’art. 188 ter del D. Lgs. N. 152/06 sono:

a) le imprese e gli enti produttori di rifiuti speciali non pericolosi di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) che non hanno più di dieci dipendenti;

b) gli enti e le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi di cui all’articolo 212, comma 8;

c) gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile che producono rifiuti speciali non pericolosi;

d) le imprese e gli enti produttori di rifiuti speciali non pericolosi derivanti da attività diverse da quelle di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g);

e) i comuni, i centri di raccolta e le imprese di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani nel territorio di regioni diverse dalla regione Campania.