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Ente di Governo

(in fondo l'aggiornamento al 25.02.2015)

a cura di Valentina Mingo - Ance Mercato Privato 

 

Dall’autorità d’ambito all’ente di governo

Tra le novità introdotte dal decreto legge 133/2014 vi è anche quella relativa alla sostituzione della figura dell’Autorità d’ambito con quella  “dell’ente di governo”.

L’intento, come evidenziato nella relazione illustrativa al decreto legge 133/2014[1], è quello di uniformare, in tutto il testo della Parte Terza del Codice dell’ambiente (D.Lgs. 152/2006), le denominazioni degli organi di governo degli ambiti idrici, in seguito alla soppressione delle autorità d'ambito (AATO) e alla loro sostituzione con i nuovi soggetti individuati dalle leggi regionali.

Sulla questione, infatti, si sono succedute negli anni numerose disposizioni normative che hanno profondamente innovato la disciplina degli ambiti territoriali e dei servizi pubblici locali, il cui processo di riforma va avanti da molto tempo.

Dapprima è intervenuto l’art. 2, comma 186 bis, della legge 191/2009 (legge finanziaria 2010) con il quale è stata disposta la soppressione delle autorità d’ambito ottimale (ATO) entro il 1 gennaio 2011, termine poi prorogato varie volte con l’intento di “assicurare l'indispensabile continuità nell'erogazione dei servizi pubblici locali e nell'esercizio delle relative funzioni pubbliche”[2].

Successivamente, all’interno del decreto legge 138/2011, è stato inserito l’art. 3 bis[3] relativo proprio agli  “ambiti territoriali e criteri di organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali”, con il quale è stata disposta, in generale, l’istituzione o la designazione da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano degli enti di governo  degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei In vigore dal 1 gennaio 2014 ai fini dello svolgimento dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica.

Con il decreto legge 179/2012, art. 34 comma 23, è stato poi chiarito che le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi del comma 1 del citato articolo 3 bis[4].

Dopo tutto questo susseguirsi e avvicendarsi di norme la domanda nasce spontanea: ma allora cosa cambia con il decreto legge 133/2014, almeno per quanto riguarda il soggetto chiamato a gestire le risorse idriche?

Praticamente nulla, il decreto legge di fatto si limita a ratificare  quanto nella prassi già da anni si sta affermando. Dal 2010 ad oggi, infatti, quasi tutte le Regioni si sono attivate per ridefinire l’assetto istituzionale della gestione del settore idrico, in funzione delle novità normative, anche se il quadro che ne emerge è alquanto variegato e ancora molto frammentato, come evidenziato, peraltro, nell’ambito della Relazione annuale dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) del marzo 2014[5] .

Nessuna novità neanche per quanto riguarda le funzioni attribuite agli enti di governo, i quali di fatto si limitano a subentrare nei compiti e nelle attività già riconosciuti in capo alle Autorità d’ambito.

L’unica differenza, forse, consiste nel fatto che viene affermato il principio dell’unicità della gestione, al posto di quello, meno stringente, dell'unitarietà previsto in precedenza, quasi a voler sottolineare la necessità, sempre più avvertita, di individuare un unico soggetto con potere decisionale.

Anche questa però a ben guardare non è una vera novità in quanto tale principio era già previsto nella versione originaria dell’art. 147 del D.Lgs. 152/2006, è stato con il decreto legislativo n. 4 del 2008 che il legislatore ha preferito fare riferimento ad una gestione “unitaria”.



[1] Atto Camera n. 2629 “Disegno di legge  di conversione in legge del D.L. 12.09.2014, n. 133”.

[2] Da ultimo il D.P.C.M. 25-3-2011 “ulteriore proroga di termini relativa al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare”, con il quale il termine per la soppressione delle autorità d’ambito era stato prorogato al 31 dicembre 2012.

[3] Articolo inserito dall’art. 25, comma 1, lettera a) del D.L. 1/2012.

[4] L’art. 34, comma 23, ha infatti introdotto il comma 1 bis all’art. 3 bis del D.L. 13.08.2011 n. 138 in base al quale Le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti urbani, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all'utenza per quanto di competenza, di affidamento della gestione e relativo controllo sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi del comma 1 del presente articolo.”

[5] La relazione compie una attenta ricognizione delle normative regionali volte a ridefinire compiti e soggetti deputati alla gestione del servizio idrico, dalla quale emerge una grande disomogeneità sul territorio nazionale. Dalle stime effettuate e aggiornate a marzo 2014 risulta che 15 Regioni su 19 risultano aver completato il processo di delimitazione dei soggetti cui sono stati trasferiti i compiti delle soppresse ATO, mentre le restanti quattro hanno comunque provveduto a nominare appositi Commissari straordinari. Appare però molto disomogenea la ripartizione di compiti e funzioni tra i diversi enti interessati.

 

Aggiornamento al 25.02.2015

Gli enti locali devono aderire entro il 1° Marzo 2015 agli Enti di Governo dell’ambito territoriale ottimale ai sensi della Legge 23 dicembre 2014 n. 190. La legge di stabilità per il 2015 all’articolo 1, comma 609 ha modificato l’articolo 3 bis del Decreto Legge 13 agosto 2011 n. 138, (convertito con modificazioni nella Legge 14 settembre 2011 n. 148) nel modo seguente:

-          al comma 1 bis ha aggiunto le seguenti parole: «cui gli enti locali partecipano  obbligatoriamente,  fermo  restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 90, della legge 7 aprile 2014, n. 56. Qualora gli enti locali non aderiscano  ai  predetti  enti  di governo  entro  il  1º  marzo  2015  oppure  entro  sessanta   giorni dall'istituzione o  designazione  dell'ente  di  governo  dell'ambito territoriale ottimale ai sensi  del  comma  2  dell'articolo  13  del decreto-legge   30   dicembre   2013,   n.   150,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2014,  n.  15,  il  Presidente della regione esercita, previa diffida all'ente locale  ad  adempiere entro il termine di trenta giorni, i poteri sostitutivi. Gli enti  di governo di cui al comma 1 devono effettuare la  relazione  prescritta dall'articolo 34, comma 20, del decreto-legge  18  ottobre  2012,  n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012,  n. 221, e le loro deliberazioni sono validamente assunte nei  competenti organi degli stessi  senza  necessita'  di  ulteriori  deliberazioni, preventive o successive, da parte degli  organi  degli  enti  locali.

Nella menzionata relazione, gli enti di  governo  danno  conto  della sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento  europeo  per  la forma  di  affidamento  prescelta  e  ne  motivano  le  ragioni   con riferimento  agli  obiettivi  di  universalita'  e   socialita',   di efficienza, di economicita' e di qualita' del servizio.  Al  fine  di assicurare  la  realizzazione   degli   interventi   infrastrutturali necessari da  parte  del  soggetto  affidatario,  la  relazione  deve comprendere  un  piano  economico-finanziario  che,  fatte  salve  le disposizioni di settore, contenga anche la proiezione, per il periodo di  durata  dell'affidamento,  dei  costi   e   dei   ricavi,   degli investimenti e dei relativi  finanziamenti,  con  la  specificazione, nell'ipotesi    di     affidamento     in     house,     dell'assetto economico-patrimoniale della societa', del capitale proprio investito e dell'ammontare dell'indebitamento da aggiornare ogni  triennio.  Il piano economico-finanziario deve essere asseverato da un istituto  di credito o da societa' di servizi costituite dall'istituto di  credito stesso e iscritte nell'albo degli intermediari finanziari,  ai  sensi dell'articolo 106 del testo unico di cui al  decreto  legislativo  1º settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, o da una societa' di revisione ai sensi dell'articolo 1 della legge 23  novembre  1939, n.  1966.  Nel  caso  di  affidamento  in  house,  gli  enti   locali proprietari   procedono,    contestualmente    all'affidamento,    ad accantonare pro quota nel primo  bilancio  utile,  e  successivamente ogni triennio, una somma pari all'impegno finanziario  corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonche'  a  redigere  il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house»;