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Si riporta di seguito, la prima parte del paragrafo 3, capitolo 2, del libro “Il servizio idrico e dei rifiuti” edito da Dei – tipografia del genio civile, anno 2010, di Chiara Scardaci, ancora di grande attualità per ripercorrere la storia della tariffa nell’ambito del servizio gestione rifiuti

2.3 La Tariffa

La natura della tariffa: Sentenza Corte Costituzionale n. 238/09 e la ricostruzione del quadro normativo

Nel corso degli anni diverse sono state le connotazioni assunte dal prelievo per il servizio rifiuti.

Tali differenze hanno dato vita a numerosi dibattiti volti ad identificare la natura del prelievo, di volta in volta ridisegnato dal legislatore.

L’identificazione esatta della fattispecie a cui appartiene il prelievo, è di notevole importanza, riflettendosi sul piano pratico ed operativo, come ad esempio sulla ripartizione delle competenze Stato-Regioni e quindi sul soggetto legittimato a regolamentare la materia.

Del resto, come giustamente è stato rilevato dalla sentenza della Corte Costituzionale del 24 luglio 2009 n. 247 (che si avrà modo di approfondire più avanti) “la natura della tariffa in esame non è ancora definita riflettendosi necessariamente sulla stessa il dibattito che si è svolto sulla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA)di cui all’art. 49 del D. Lgs. n. 22/97” (decreto Ronchi).

Di conseguenza, si rende necessario un piccolo ex cursus normativo, per giungere a comprendere la situazione attuale e, soprattutto, per evitare di fare confusione tra i vari acronimi utilizzati negli anni e, tra le effettive somiglianze o differenze sostanziali, che hanno caratterizzato di volta in volta la formula tariffaria preferita dal legislatore di un dato momento storico.

La ricostruzione del quadro normativo a partire dal periodo antecedente alla vigenza del Decreto Ronchi, sino al T.U. è del resto semplice da compiere, soprattutto grazie alla sentenza del 16 luglio 2009 n. 238 con la quale la Corte Costituzionale ha effettuato “una ricostruzione sintetica delle linee essenziali del complesso quadro normativo”, giungendo ad identificare le molte analogie presenti tra la TARSU e la TIA intesa come Tariffa Igiene Ambientale di cui al D. Lgs. n. 22/97, e quindi stabilendo definitivamente la natura della stessa, non rinunciando a dare qualche indicazione sulla Tariffa Integrata Ambientale di cui al D. Lgs. n. 152/06, meglio analizzata nella già citata pronuncia  n. 247/09.

La pronuncia richiamata nasce dalla questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice di Pace di Catania, dell’art. 2, comma 2, secondo periodo, del D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in relazione agli articoli 2, comma 1 e 102 comma 2 della Costituzione , nella parte in cui  stabilisce che appartengono alla giurisdizione tributaria [ … ] le controversie relative alla debenza del canone [ … ] per lo smaltimento di rifiuti urbani.

La Corte precisa che, per lo svolgimento di una accurata analisi sulla la regolamentazione della tariffa in materia di rifiuti, devono essere citati quattro principali interventi normativi.

In primo luogo, il regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175 che originariamente prevedeva la “corresponsione al Comune di un corrispettivo per il servizio di ritiro e trasporto delle immondizie domestiche” e che attribuiva natura privatistica al rapporto tra utente e servizio comunale”.

Il rapporto predetto, tuttavia, mutava la sua natura, un decennio più tardi ed, esattamente, in occasione della normativa di cui alla legge 20 marzo 1941 n. 366, con la quale era attribuita la facoltà al Comune di istituire una “tassa” per la raccolta ed il trasporto delle immondizie e dei rifiuti ordinari interni ed esterni.

Successivamente, con la modifica della sezione II del Regio Decreto citato ad opera dell’art. 21 del D.p.R. 10.09.1982 n. 915, “e, in particolare, con la nuova formulazione dell’art. 268 del T.U., il legislatore ha esteso e reso obbligatorie sia l’effettuazione dei vari servizi relativi allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani “interni”, sia l’applicazione della tassa (che il comma 2 dell’art. 20 del decreto legge 22 dicembre 1981, n. 786, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 786, aveva già reso obbligatoria, con effetto dal 1° gennaio 1982, per i Comuni che avevano istituito il servizio) a carico di chiunque occupi o conduca locali, a qualunque uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale in cui sono istituiti i servizi, ovvero aree adibite a campeggi, a distributori di carburante, a sala da ballo all’aperto, nonché a qualsiasi area scoperta ad uso privato e non costituente accessorio o pertinenza dei suddetti locali tassabili.”

Non solo, ma come sottolineato ancora dalla Corte Costituzionale nella sentenza citata, “In particolare, il legislatore, nel ridisciplinare il suddetto prelievo comunale, ha individuato nel «costo di erogazione del servizio» il limite massimo di gettito, «al netto delle entrate derivanti dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti sotto forma di materiali o energia»; e ciò in coerenza con la denominazione di «tassa» (art. 268, citato).

Infine, riguardo agli interventi collegati alla vigenza del Regio Decreto citato, “nella medesima prospettiva della natura pubblicistica del prelievo, l'art. 9 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144, ha previsto, con effetto dal 1° gennaio 1989, che mediante la «tassa» venissero coperti (in tutto o in parte) anche i costi dei servizi di smaltimento (cioè di «conferimento, raccolta, spazzamento, cernita, trasporto, trattamento, ammasso, deposito, discarica sul suolo e nel suolo») non solo dei rifiuti «interni», ma anche di quelli «di qualunque natura e provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche o soggette ad uso pubblico» (cosiddetti “esterni”) e che fossero tenuti al pagamento (sia pure in misura ridotta) anche gli occupanti di case coloniche e “case sparse” non ubicate nella zona di raccolta dei rifiuti. L'art. 8 dello stesso decreto-legge ha ribadito la qualificazione di «tassa» del prelievo, inserendo tale denominazione anche nella rubrica della citata sezione II del regio decreto.

Dal Regio Decreto del 1931, quindi sino alla fine degli anni 80, il legislatore si è adoperato per ricondurre la natura del prelievo in materia di rifiuti alla qualificazione di “tassa”.

Procedendo nella ricostruzione, la Corte Costituzionale rileva che, successivamente, con un secondo intervento normativo di carattere essenziale, il D. Lgs. del 15 novembre 1993, n. 507, il legislatore stabiliva che “in relazione all'istituzione ed all'attivazione del servizio relativo allo «smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni, svolto in regime di privativa» nelle zone del territorio comunale, i Comuni «debbono istituire una tassa annuale» (usualmente denominata “TARSU”), da applicarsi «in base a tariffa», secondo appositi regolamenti comunali, a copertura (dal cinquanta al cento per cento ovvero, per gli enti locali per i quali sussistono i presupposti dello stato di dissesto, dal settanta al cento per cento) del costo del servizio stesso, nel rispetto delle prescrizioni e dei criteri specificati negli artt. da 59 a 81 del medesimo decreto legislativo.”

La connotazione del prelievo tracciato da questo secondo intervento normativo è altamente pubblicistica.

La Corte stessa denota che: “È coerente con tale impostazione pubblicistica l'obbligo, imposto agli occupanti o detentori «degli insediamenti comunque situati fuori dall'area di raccolta», di utilizzare il servizio pubblico di nettezza urbana, conferendo i rifiuti urbani, «interni ed equiparati», nei «contenitori viciniori» (art. 59, comma 3). È compatibile con la medesima impostazione, anche la previsione di riduzioni della tassa per le zone in cui la raccolta non viene effettuata e per i casi di non svolgimento, svolgimento per periodi stagionali, nonché per i casi in cui l'utente dimostri di aver provveduto autonomamente allo smaltimento in periodi di protratto mancato svolgimento del servizio, ove l'autorità sanitaria competente abbia riconosciuto una situazione di danno o di pericolo di danno alle persone o all'ambiente secondo le norme e prescrizioni sanitarie nazionali (art. 59, commi 2, 4, 5, 6, secondo periodo). La natura pubblicistica e non privatistica del prelievo è ulteriormente evidenziata sia dalla regola secondo cui «L'interruzione temporanea del servizio di raccolta per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi non comporta esonero o riduzione del tributo» (art. 59, comma 6, primo periodo); sia dal sopra citato comma 3-bis dell'art. 61 e successive modificazioni, che ha reso rilevante anche il costo dello spazzamento dei rifiuti esterni.”

Il terzo intervento normativo è rappresentato dall’art. 49 del D. Lgs. del 5 febbraio 1997, n. 22 ovvero dal Decreto Ronchi, che “ha stabilito l’obbligo dei comuni di effettuare, in regime di privativa, la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati e, in particolare, ha previsto l’istituzione, da parte dei comuni medesimi, di una tariffa per la copertura integrale dei costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani ed assimilati e, in particolare ha previsto l’istituzione da parte dei comuni, medesimi, di una tariffa per la copertura integrale dei costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle aree pubbliche e soggette ad uso pubblico, nelle zone del territorio comunale. Tale tariffa – usualmente denominata tariffa di igiene ambientale (TIA) – è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e dai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito, e all'entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio» (comma 4).”

Al fine di dare attuazione all’art. 49 del decreto Ronchi, con un regolamento del Ministero dell’Ambiente è stato elaborato il metodo normalizzato approvato con il D.p.R. del 27 aprile 1999 n. 158.

Infine l’ultimo intervento normativo rilevante è costituito dall’art. 238 del T.U. che denomina il prelievo come TIA ovvero Tariffa Integrata Ambientale.

Essa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

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