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A cura di Chiara Scardaci

Alcune segnalazioni pervenute, in particolare, da figure tecniche che si trovano a lavorare a stretto contatto con gli Enti Pubblici,  ha persuaso noi di Verdediritto a non tralasciare il tema del silenzio assenso nella disciplina delle terre e rocce da scavo.

Di seguito si offre un breve riepilogo della questione.

In base all’art. 5, comma 1, del D.m. n. 161/2012 il Piano di Utilizzo relativo alla gestione delle terre e rocce da scavo deve essere presentato almeno 90 giorni prima dell’inizio dei lavori per la realizzazione dell’opera.

Dal momento della presentazione del PU all’autorità competente, l’amministrazione avvia un procedimento interno complesso, che ai sensi del comma 3 dell’art. 5 citato, dovrebbe concludersi entro 90 giorni dalla presentazione del PU. L’espressione utilizzata dal legislatore è la seguente: l’Autorità competente “approva il Piano di Utilizzo o lo rigetta”.

Nell’ultimo periodo, il terzo comma afferma che “decorso il sopra menzionato termine di novanta giorni dalla presentazione del Piano di Utilizzo all’Autorità competente o delle eventuali integrazioni, il proponente gestisce il materiale da scavo nel rispetto del Piano di Utilizzo, fermi restando gli obblighi previsti dalla normativa vigente per la realizzazione dell’opera”.

Dalla formulazione della disposizione sembrerebbe che il proponente possa avviare la gestione dei materiali allo scadere del termine indicato secondo le prescrizioni del PU. Con l’espressione “sopra menzionato” il legislatore ha voluto, indubbiamente, riferirsi al termine entro il quale l’Autorità competente sarebbe chiamata ad esprimersi con approvazione o diniego.

La norma non è di chiara interpretazione. All’inizio sembra propendere per un provvedimento espresso da adottare in giorni 90 dalla presentazione del P.U. mentre alla fine, ultimo periodo del comma 3, sembra indicare al proponente un caso di silenzio-assenso, affermando che egli può dare seguito al PU, una volta decorsi i 90 giorni menzionati.

Il proponente si trova, pertanto, nella complicata situazione di non sapere come comportarsi. Si rammenta che utilizzare le terre e rocce da scavo come sottoprodotti, in assenza di una preventiva autorizzazione, implica il concretizzarsi di un’azione illegittima che può integrare diverse fattispecie delittuose.

Nel dubbio interpretativo, il giurista non può che consigliare l’attesa di un provvedimento esplicito che, tuttavia, potrebbe tardare ad arrivare anche perché l’Autorità competente potrebbe propendere per l’interpretazione in favore del silenzio-assenso (se così fosse, si potrebbe ipotizzare una impugnazione del silenzio …). Si rammenta, infine, che costante giurisprudenza ha ribadito la necessità che, per quanto concerne le tematiche ambientali, le Autorità competenti si debbano esprimere sempre con provvedimenti motivati (CDS 4246/2010)

Infine, la criticità evidenziata, rischia di proporsi anche per quei progetti che non sono sottoposti a VIA o AIA, nell’ambito della procedura dettata dall’art. 41 bis del nuovo dl 69 dove al comma 2, secondo periodo, il legislatore senza dettare alcun termine endoprocedimentale, si esprime prevedendo che “le attività di scavo e di utilizzo devono essere autorizzate in conformità alla vigente disciplina urbanistica e igienico-sanitaria”. Che la salvezza dell’interprete sia nel termine urbanistica?

Nel tenere d’occhio la questione illustrata si è appreso che La Commissione ambiente del Parlamento Europeo nell’esprimersi favorevolmente sulla conformità del Decreto ministeriale 161/12, sulla gestione delle terre e rocce da scavo, ha tuttavia ritenuto di dover chiedere al Governo italiano chiarimenti circa il principio del "silenzio assenso"  visto che lo stesso potrebbe essere stato implicitamente previsto dal decreto ministeriale nella procedura per i piani di utilizzo delle terre e rocce”.(Fonte ANCE -  Risposta di Janez Potocnik a nome della Commissione  alla interrogazione scritta E-007030/203, in precedenza lettera 4 marzo 2013 della Commissione alla Associazione Idra – Vedi Sezione Dal Parlamento).

Sarà nostra cura monitorare la normativa allo scopo di tenervi informati circa le eventuali evoluzioni della disciplina che, con certezza, non mancheremo di illustrare nei corsi di formazione e nei futuri eventi.

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