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 a cura di Chiara Scardaci

-          Confisca per equivalente e profitto del reato – Cass. Pen. Sez. VI n. 21222 del 17.05.2013

In materia di sequestro funzionale alla confisca del profitto (o del prezzo), in caso di concorso di più soggetti nel reato, la giurisprudenza di questa Corte, nonostante alcune incertezze iniziali, sembra essersi consolidata nel senso di ritenere legittimo che il sequestro preventivo sia esteso per ciascuna persona cui il reato sia addebitabile, fino a coprire l'intero importo del profitto (o del prezzo), ma che ciò non sta a significare che il sequestro possa essere disposto anche al di là del profitto complessivo derivante dal reato, cioè che possa essere disposto per l'intero nei confronti di tutti i concorrenti. In particolare, è stato affermato che in caso di pluralità di indagati quali concorrenti in un medesimo reato compreso tra quelli per i quali, ai sensi dell'art. 322 ter c.p., può disporsi la confisca per equivalente di beni per un importo corrispondente al prezzo o al profitto del reato, "il sequestro preventivo funzionale alla futura adozione di detta misura può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti anche per l'intera entità del profitto accertato, ma l'espropriazione non può essere duplicata o comunque eccedere nel quantum l'ammontare complessivo dello stesso" (Sez. un., 27 marzo 2008, n. 26654; Sez. 6^, 6 marzo 2009, n. 18536; Sez. 5^, 3 febbraio 2010, n. 10810; Sez. 3^, 7 ottobre 2010, n. 41731).

Con riferimento ancor più specifico al caso in esame, si è precisato che "il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente del profitto del reato di corruzione può incidere contemporaneamente od indifferentemente sui beni dell'ente che dal medesimo reato ha tratto vantaggio e su quelli della persona fisica che lo ha commesso, con l'unico limite per cui il vincolo cautelare non può eccedere il valore complessivo del suddetto profitto" (Sez. 6^, 5 marzo 2009, n. 26611).

In sostanza, deve riconoscersi che il nesso che lega la responsabilità della persona giuridica e quella della persona fisica ha origine nel reato presupposto commesso nell'interesse o vantaggio dell'ente, che deve essere inteso come fatto unico riferibile ad entrambi i soggetti, per cui trova applicazione il principio solidaristico dello schema concorsuale, con la conseguenza che, mancando l'individualità storica del profitto illecito, il sequestro preventivo diretto alia confisca per equivalente può interessare indifferentemente ciascuno dei soggetti sottoposti ad indagine anche per l'intero valore del profitto accertato, ma il principio solidaristico non può certo giustificare, neppure a livello cautelare, che il vincolo d'indisponibilità ecceda il valore stesso del profitto, addirittura determinando ingiustificate duplicazioni.

In altri termini, dall'unicità del reato non può che derivare l'unicità del profitto, con la conseguenza che il sequestro preventivo non può mai eccedere l'ammontare complessivo del profitto accertato.

 

-          La natura obbligatoria della confisca per equivalente ex art. 19, comma 3 del D. Lgs. n. 231/01 - Cass. Pen. Sez. VI, n. 19051 del 02.05.2013

Con il primo motivo si deduce la violazione del D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 19, comma 3, per avere il Tribunale ritenuto, erroneamente, che il sequestro fosse finalizzato ad un'ipotesi di confisca obbligatoria. Si sostiene, infatti, che la confisca prevista dall'art. 19, D.Lgs. cit. a carico delle persone giuridiche è facoltativa qualora venga disposta, come nel caso in questione, per equivalente ai sensi del secondo comma della norma citata, desumendosi ciò inequivocabilmente dalla lettera della disposizione.

[ … ] Parte ricorrente formula una duplice critica all'ordinanza impugnata, da un lato contestando l'erroneo riferimento fatto in più occasioni all'art. 322 ter c.p., anzichè al D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 19, dall'altro assumendo che la confisca per equivalente prevista dal secondo comma della disposizione da ultimo richiamata non abbia natura obbligatoria, ma solo facoltativa [ …]

[ … ] I difensori insistono sulla diversa formulazione della disposizione in questione rispetto all'art. 322 ter c.p., che regolamenta una analoga previsione di confisca, evidenziando come nell'art. 19, comma 2, D.Lgs. cit. la presenza della locuzione "può" escluda alla confisca per equivalente un ambito applicativo obbligatorio, a differenza di quanto prevede la norma codicistica che non contiene alcuna differenziazione tra la confisca diretta e quella c.d. di valore, entrambe obbligatorie. La tesi non è condivisibile.E' vero che le confische cui fanno riferimento gli articoli richiamati presentano alcune differenze sostanziali, ma non nel senso sostenuto nel ricorso. Infatti, il carattere obbligatorio della confisca disciplinata dal D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 19, deriva direttamente dalla sua natura di sanzione principale e autonoma affermata solennemente dall'art. 9, comma 1, D.Lgs. cit.

Si tratta di una autentica novità introdotta nell'azione di contrasto contro i patrimoni accumulati illecitamente dalla c.d.criminalità del profitto, che segna la distanza con l'istituto della confisca come misura di sicurezza prevista nel codice penale, sebbene proprio con riferimento alla misura prevista dall'art. 322 ter c.p., si stia cercando di evidenziarne la natura propriamente sanzionatoria, soprattutto in relazione alla confisca per equivalente.

Del resto le Sezioni unite di questa Corte hanno avuto modo di riconoscere esplicitamente la natura di sanzione principale, autonoma e obbligatoria alla confisca prevista dal D. Lgs. n. 231/01, art. 19, di cui hanno evidenziato la natura afflittiva e la sua funzione di deterrenza, in vista di prevenzione generale e speciale (Sez. un., 27 marzo 2008, n. 26654).

Il riconoscimento della confisca come sanzione principale determina una serie di conseguenze, anche pratiche, in quanto sarà assoggettata alle garanzie che presiedono il diritto punitivo, con riflessi importanti ad esempio sul divieto di applicazione retroattiva ovvero in presenza di estinzione dell'illecito dipendente da reato.

Ma, ai fini che qui interessano, la natura di sanzione principale e obbligatoria della confisca disciplinata nel D.Lgs. 231/2001, costituisce un argomento fortemente contrario alla tesi, sostenuta nel ricorso, circa la netta differenziazione tra le due ipotesi contenute nell'art. 19, D.Lgs. cit. Si tratta, infatti, della stessa confisca cui si riferisce l'art. 9, D.Lgs. cit., cioè una delle sanzioni applicabili agli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, sicchè appare difficile che tale sanzione, il cui carattere principale e obbligatorio non viene messo in dubbio, possa conoscere una sua applicazione facoltativa nella versione di confisca per equivalente.   L'uso della locuzione "può", contenuta nel secondo comma dell'art. 19 cit., non trasforma in sanzione facoltativa la confisca di valore, ma sta semplicemente a significare che perchè abbia luogo questo tipo di confisca il giudice deve preventivamente verificare una serie di condizioni, in presenza delle quali l'ablazione del profitto o del prezzo resta comunque obbligatoria.

Infatti, per disporre la confisca per equivalente devono ricorrere i seguenti presupposti: a) l'impossibilità di procedere alla confisca diretta del prezzo o del profitto; b) l'equivalenza di valore tra i beni confiscati e il prezzo o il profitto derivante dal reato.

Da questo punto di vista non c'è alcuna differenza con la confisca per equivalente regolamentata nel codice penale (artt. 322 ter, 640 quater e 644 c.p.). Si tratta comunque di una forma di confisca che trova il suo fondamento e limite nel vantaggio tratto dal reato e prescinde dalla pericolosità derivante dalla res, in quanto non è commisurata nè alla colpevolezza dell'autore del reato, nè alla gravità della condotta, avendo come obiettivo quello di impedire al colpevole di garantirsi le utilità ottenute attraverso la sua condotta criminosa. Scopo di questo istituto è quello di superare le angustie della confisca "tradizionale", rispetto alla quale si pone in un rapporto di alternatività - sussidiarietà, per la sua attitudine a costituire un rimedio alle difficoltà di apprensione dei beni coinvolti nella vicenda criminale, cioè a supplire agli ostacoli connessi alla individuazione del bene in cui si incorpora il profitto e di consentire la confisca anche nel caso in cui l'apprensione del prezzo o del profitto derivante dal reato non sia più possibile in conseguenza dell'avvenuta cessione a terzi oppure a causa di forme di occultamento o, semplicemente, perchè i beni sono stati consumati. In questi casi la confisca per equivalente consente di aggredire ugualmente il profitto illecito perchè si riferisce al valore illecitamente acquisito. E' evidente, quindi, come il nesso eziologico tra i beni oggetto di confisca e il fatto-reato dimostri una tendenza ad allentarsi fino a scomparire, in quanto il provvedimento ablatorio colpisce i beni indipendentemente dal loro collegamento, diretto o mediato, con il reato. Allora, la provenienza dei beni da reato non rappresenta più oggetto di prova, dal momento che scompare ogni relazione di tipo causale.

In sostanza, caratteristica comune della confisca per equivalente, nelle varie ipotesi previste, è che "può" essere adottata solo se, per una qualsivoglia ragione, i proventi dell'attività illecita, di cui pure sia certa l'esistenza, non siano rinvenuti nella sfera giuridico - patrimoniale dell'autore del reato, perchè consumati, confusi o trasformati, in tali casi intervenendo l'ablazione su beni svincolati dal collegamento fisico con il reato stesso.

E' solo in questo senso che può essere intesa la facoltatività della confisca per equivalente, cioè con riferimento alla presenza dei presupposti che legittimano una diversa modalità di apprensione del prezzo e del profitto del reato oggetto di ablazione, prescindendo dal nesso di pertinenzialità con il reato stesso: ma una volta accertata la sussistenza dei presupposti - tra cui, come si è detto, anche l'equivalenza di valore tra beni confiscati e prezzo o profitto del reato - pure questa forma di confisca ha natura obbligatoria.

 

-          Definizione di responsabilità amministrativa – Cass. Pen. Sez. III, n. 19035 del 02.05.2013

 [ … ] le disposizioni dettate dal D.Lgs. n. 231 del 2001, hanno introdotto un nuovo genere di autonoma responsabilità amministrativa dell'ente in caso di commissione, nel suo interesse o vantaggio, di un reato da parte di soggetto che in quell'ente ricopre una posizione di vertice. Si tratta di una nuova forma di responsabilità che, lungi dal costituire una atipica ipotesi di responsabilità oggettiva, integra invece una responsabilità collegata alla mancanza di organizzazione da parte del soggetto di vertice che non ha evitato la perpetrazione dell'illecito penale. La tesi difensiva poggia sul fatto che le somme sottoposte a vincolo non hanno alcun riferimento con il soggetto che avrebbe conseguito il profitto. [ … ]

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