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Il Discusso ripristino del SISTRI, l’opinione di Verdediritto

A cura di Chiara Scardaci

E’ stato pubblicato sulla G.U.R.I. del 19.04.2013 il Decreto Ministeriale Prot. n. 0000096 del 20.03.2013, comunicato in data 10.04.2013 sul sito istituzionale del SISTRI.

Con il D.m. predetto,  vengono ridefiniti i termini di operatività del Sistri.

Nello specifico, in base all'art. 1, comma 1, i produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi con più di dieci dipendenti e per gli enti e le imprese che gestiscono rifiuti speciali pericolosi, individuati all'art. 3 comma 1 lett. c),d),e),f),g),h) del D.M. 52/2011,  il termine iniziale è fissato al 1.10.2013. Ai sensi del comma 2 dell'art. 1 del nuovo D.m., per gli altri soggetti il termine iniziale di operatività è fissato nella data del 03.03.2014

In base all’art. 2 del decreto citato, gli enti e le imprese che hanno già effettuato l’iscrizione devono procedere alla verifica dell’attualità dei dati e delle informazioni trasmesse e, comunque, provvedere all’eventuale aggiornamento e riallineamento degli stessi. Queste procedure per gli enti e le imprese di cui all’art. 1, comma 1 del decreto, devono essere avviate a partire dal 30.04.2013 e concluse entro il 30.09.2013; mentre per le imprese di cui all’art. 1 comma 2, tali procedure dovranno essere avviate dal 30.09.2013 e concluse entro il 28.02.2014.

Le imprese non ancora iscritte, secondo il comma 4 dell’art. 2 del D.m. citato, dovranno provvedere alla iscrizione entro il termine di operatività che le riguarda, in base alla categoria alla quale appartengono.

Il Decreto, infine, all’art. 3, stabilisce  l’applicazione degli adempimenti e degli obblighi di cui agli articoli 190 e 193 del D. Lgs. n. 152/06 fino a trenta giorni dalla data di operatività del SISTRI.

Proprio nei giorni in cui veniva pubblicato sulla G.U.R.I. il D.m. 20.03.2013, a cui seguiva anche la conferenza stampa del Ministro Clini, scoppiava l’inchiesta sul SISTRI condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli, la quale procedeva all’arresto di 22 persone tra cui imprenditori ed esponenti del mondo politico.[1]

Le due notizie insieme riaccendevano le polemiche sul SISTRI, ben sintetizzate nelle “Brevi considerazioni sul riavvio del Sistri” di Giovanni Tappeto, pubblicato su lexambiente[2] ed evidenziato sulla nostra pagina fb.

Il principale aspetto che preoccupa il mondo imprenditoriale e molte associazioni di categoria, concerne l’assoluta inadeguatezza del SISTRI, che si traduce in un costo per le imprese, a fronte di un servizio che non funziona e che rischia di appesantire di inutile burocrazia l’organizzazione aziendale.

Lo strumento informatico, inoltre, versando in una situazione di assoluta ingovernabilità - che conduce all’ipotesi di un errore nella progettazione del sistema più che ad una errata impostazione del software (cfr. nota n. 2) – non è utile a soddisfare lo scopo principale a cui era stato destinato, ovvero la lotta alla criminalità organizzata ed, in particolare, alle ecomafie.

Le critiche sono arrivate da diversi fronti.

Citiamo la Confartigianato nonché Rete Imprese Italia[3] che, attualmente, stanno combattendo per fare in modo che le aziende non debbano sottostare all’adempimento degli obblighi derivanti dal SISTRI, di fatto non funzionante.

La situazione è ancora più preoccupante se si ragiona sull’aspetto sanzionatorio.

Secondo il D.m. del 20.03.2013 sino a trenta giorni dopo l’entrata in vigore del SISTRI, dovrebbero trovare applicazione solo le sanzioni di cui all’art. 258 del D. Lgs. N. 152/06, collegate agli adempimenti della documentazione cartacea di cui agli articoli 190 e 193 del D. Lgs. N. 152/06.

Dopo quella data, tuttavia, dovrebbero essere direttamente applicabili le sanzioni legate al SISTRI, di cui all’art. 260 bis del D. Lgs. N. 152/06.

Si rischia nuovamente di vedere applicate alle imprese, sanzioni legate all’inadempimento di obblighi che, di fatto, non possono essere adempiuti, a causa del malfunzionamento del Sistema informatico per la tracciabilità dei rifiuti.

Alla luce di quanto considerato, l’impegno di Verdediritto vuole concretizzarsi nella puntualizzazione delle seguenti criticità:

1)      Non è possibile applicare sanzioni relative a norme che, di fatto, non possono essere adempiute.

2)      L’idea di tracciare attraverso un sistema informatico la vita dei rifiuti è sicuramente encomiabile, soprattutto se si tiene a mente lo  scopo a cui vuole essere sottesa, ovvero la lotta alle ecomafie. Tuttavia, non si può chiedere alle imprese di sostenere i costi di quello che rimane un progetto sperimentale ancora da mettere a punto.

3)      Solo nel momento in cui il sistema fosse effettivamente funzionante, si potrebbe chiedere alle imprese di applicarlo, nel modo corretto. Solo allora si potrebbe pensare ad un sistema sanzionatorio.

4)      Si ritiene che le tempistiche tracciate dall’ultimo decreto, non siano convincenti

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