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(Divisione generale per i Rifiuti e l’inquinamento) in merito al riempimento dei vuoti e delle volumetrie prodotti dall’attività estrattiva.

 

Nella nota del 02.02.2015 il MATTM fornisce dei chiarimenti in merito al regime applicativo dell’articolo 10, comma 3 del D. Lgs. n. 2008 n. 117, rispondendo a due quesiti posti allo stesso Ministero dalla Provincia di Verona, con nota Prot. N. 88130 del 10.09.2014, che si riportano di seguito:

 

1)      Possibilità di escludere l’applicazione del dispositivo di cui all’articolo 10 comma 3 del D. Lgs. 117 del 30.05.2008, per il riempimento dei vuoti e delle volumetrie prodotti dall’attività estrattiva in sotterraneo, ai fini esclusivi della messa in sicurezza del sito nell’ambito delle azioni di polizia mineraria, e utilizzare i rifiuti, diversi da quelli di estrazione di cui all’articolo 3 comma 1 lett. d) del medesimo D. Lgs. n. 117/08, e ammessi per le attività di recupero ambientale di cui al D.M. 05.02.1998 e successive modificazioni, ferme restando le condizioni previste dall’articolo 5 del medesimo decreto ministeriale.

2)      Se le concentrazioni di contaminanti ammesse nei rifiuti destinati al riempimento possano essere quelle di cui alla colonna B della tabella 1 dell’allegato 5 alla parte quarta del D. Lgs. n. 152/06.

 

 In merito al primo quesito, il MATTM osserva che il D. Lgs. n. 117/2008 recepisce la Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2006/21/CE relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive, ed è stato adottato al fine di garantire la salvaguardia della salute umana e dell’ambiente dal rischio di incidenti e di inquinamento derivanti dalla gestione dei rifiuti di estrazione. Esso si riferisce tanto all’attività mineraria quanto a quella di cava. Il MATTM precisa, inoltre, che il D. Lgs. 117/2008 si applica indistintamente ad operazioni di estrazione effettuate in superficie ed in sotterranea.

Il Ministero afferma che la normativa in questione è stata oggetto di interpretazioni differenti, che hanno avuto l’effetto di una applicazione disomogenea su tutto il territorio nazionale.

L’Amministrazione interrogata procede quindi, con un’analisi della normativa vigente prima di giungere ad una risposta.

Il Ministero sottolinea i seguenti punti:

a)      Dal tenore letterale della norma, sembrerebbe che ogni attività di riempimento dei vuoti di estrazione mediante rifiuti diversi da quelli estrattivi rientri nell’ambito delle disposizioni in materia di discariche ai sensi del D. Lgs. n. 36/2003.

b)      Il tenore letterale della norma è in contrasto con quanto previsto in proposito dal D. Lgs. n. 152/06 (ex articolo 183 comma 1 lett. t) e dal D.M. 5 febbraio 1998 secondo i quali le attività di riempimento sono autorizzate come operazioni di recupero dei rifiuti secondo le forme della procedura ordinaria (art. 208 e ss. del D. Lgs. n. 152/06 e voce R10 dell’All.to B alla Parte Quarta del TU ambientale) oppure della procedura semplificata (art. 214 e ss. del D. Lgs. n. 152/06 e D.M. 05/02/98)

c)       Rimane ferma la possibilità di utilizzare per le operazioni di ripristino ambientale materiali che non costituiscono rifiuto di cui all’art. 184 bis del D. Lgs. n. 152/06 (sottoprodotti)

d)      La direttiva discariche (articolo 3 paragrafo 2 secondo trattino) ha escluso dal proprio ambito di applicazione l’uso di rifiuti inerti idonei in lavori di accrescimento / ricostruzione e riempimento o a fini di costruzione nelle discariche”. Inoltre nel quindicesimo considerando la direttiva ribadisce che il recupero di rifiuti inerti o non pericolosi idonei in lavori di accrescimento / ricostruzione e riempimento o ai fini di costruzione non può costituire un’attività riguardante le discariche.

e)      La Commissione Europea per l’implementazione della legislazione europea, in risposta ad un quesito dell’ex Direzione Generale per la Tutela del territorio e delle risorse idriche, ha stabilito che è possibile che una operazione di riempimento in vuoti dell’attività estrattiva con rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione possa essere considerata una operazione di recupero.

f)       Nella proposta di revisione della direttiva quadro rifiuti, che riprende la Decisione della Commissione 2011/753/UE, viene introdotto il concetto di backfilling (riempimento) descritto come una operazione di recupero nella quale i rifiuti sono utilizzati in aree escavate quali miniere in sotterranea o cave di ghiaia per il ripristino morfologico dei luoghi.

In conclusione, quindi il MATTM ha ritenuto che, alla luce delle considerazioni svolte e riassunte sinteticamente nei precedenti punti a-f, “l’art. 10, comma 3 del decreto legislativo 117/2008, di attuazione dell’art. 10, par. 2, della Direttiva 2006/21 sia applicabile solo alle operazioni di smaltimento rifiuti nei vuoti dell’attività estrattiva”.

Il MATTM aggiunge inoltre che: “Diversamente, i riempimenti dei vuoti di estrazione ai fini del ripristino ambientale effettuati utilizzando dei rifiuti in sostituzione di materie prime, laddove i primi abbiano le caratteristiche idonee a sostituire quest’ultime senza che ciò sia causa di aumento degli impatti sulla salute e sull’ambiente, non costituiscono attività di smaltimento rifiuti, ma operazioni di recupero, e pertanto non sono sottoposti alle previsioni della direttiva sulle discariche, bensì a quelle delle Direttive 2008/98/CE e 2006/21/CE.”

 

In merito al secondo quesito, il MATTM ha ritenuto che “la ripiena di vuoti e volumetrie prodotti dall’attività estrattiva superficiale o sotterranea, a fini di ripristino e ricostruzione, effettuata con rifiuti diversi da quelli di estrazione in sostituzione di questi ultimi deve garantire le medesime tutele per la salute e per l’ambiente, in particolare per la qualità delle acque sotterranee, previste dal predetto articolo 10 per le operazioni di ripiena effettuate con rifiuti estrattivi. Spetta pertanto all’autorità competente la valutazione e la verifica del rispetto delle predette condizioni nell’ambito del rilascio delle autorizzazioni del caso”.

 

Chiara Scardaci