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Con Suggerimento n. 200/58 del 29 aprile 2014 RC/AZA, pubblicato su www.assimpredilance.it  “Tecnologia e innovazione” con il titolo “SISTRI – ESCLUSIONE PER I PRODUTTORI CON MENO DI 10 DIPENDENTI E PROROGA DEL CONTRIBUTO ANNUALE AL 30 GIUGNO 2014”, l’Assimpredil Ance (Milano)  interpretava il decreto del 24.04.2014 adottato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) in materia SISTRI.

Il Decreto suddetto era già circolato in bozza prima della formale adozione, suscitando svariate interpretazioni e obiezioni dalle quali Farfallaverde aveva scelto di tenersi lontana, non solo fino a quando la normativa non avesse raggiunto un minimo di certezza, riversandosi in un provvedimento effettivamente adottato, ma fino a quando la stessa non avesse sedimentato almeno per qualche giorno, cosa che in materia Sistri, significa muoversi con la dovuta prudenza.

In tale ambito infatti, è piuttosto facile incorrere in inesattezze interpretative che non sono frutto di atteggiamenti maldestri o poco professionali ma solo ed esclusivamente del groviglio legislativo che negli anni si è andato formando, dove non si comprende quali disposizioni sono state abrogate e quali no e dove norme di rango inferiore spesso si impongono sulla legislazione di primo grado.

Non ce ne voglia quindi l’Assimpredil se ci inoltriamo nell’esaminare alcune inesattezze contenute nel suggerimento pubblicato e citato all’inizio, segnalate da alcuni soggetti imprenditoriali che, ahimè, meritano un chiarimento, non fosse altro che nel bene dell’attuazione corretta di quello che è ormai un parapiglia di disposizioni sofferenti, in accordo con la mission di Verdediritto portata avanti dal nostro Network con energia e convinzione.

In primo luogo nella nota si legge: “La prima novità riguarda l’esclusione dal sistema SISTRI per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi con meno di 10 dipendenti”.

E’ vero solo in parte.

Per applicare correttamente il D.m. dell’aprile 2014 bisogna partire, a nostro modo di vedere, dall’art. 188 ter del D. Lgs. N. 152/06[1] che, al comma 1, opportunamente spacchettato, prevede l’applicazione del SISTRI agli enti ed alle imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi. Nell’ambito di questa categoria il D.m. de quo, specifica che sono esclusi i seguenti soggetti:

a)           gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti  speciali pericolosi da attività agricole ed agroindustriali con più di 10 dipendenti [2]

b)           gli enti e le imprese con più di dieci dipendenti, produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lettere b), c), d), e), f) ed h) ,  del  d.lgs.  n.  152  del  2006  e successive modificazioni ed integrazioni;

c)            gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti  speciali pericolosi che effettuano attività di  stoccaggio  di  cui  all’art. 183, comma 1, lettera aa), del d.lgs. n. 152 del 2006;

e)            gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi da attività di pesca professionale e acquacoltura, di cui al d.lgs. 9 gennaio 2012, n. 4, con  più di  dieci dipendenti,  ad esclusione, indipendentemente dal numero dei dipendenti, degli enti e delle imprese iscritti alla sezione speciale «imprese  agricole» del Registro delle imprese che conferiscono i propri rifiuti  nell’ambito di circuiti organizzati di raccolta, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera pp) del d.Lgs. 152 del 2006.

Pertanto, sono si esclusi i produttori iniziali di rifiuti con più di dieci dipendenti (e non con meno di dieci), ma solo nelle limitazioni indicate dal D.m. 24.04.2014 e riportate come sopra.

Nel suggerimento si legge, inoltre, che “con il termine numero di dipendenti si intende solo il numero di addetti alla produzione di rifiuti pericolosi (ad es. oli esausti, filtri, batterie, cemento-amianto, terre contaminate) e non tutti i dipendenti assunti dall’Impresa”.

La precisazione contiene due inesattezze.

La prima è relativa all’identificazione del soggetto produttore di rifiuti che non è riscontrabile in un dipendente piuttosto che in un altro, ma nell’azienda stessa la quale, a seconda delle caratteristiche richieste dalla normativa di riferimento, sarà qualificabile come produttore oppure come non produttore.

A questo proposito, ci viene incontro la definizione di «produttore di rifiuti» contenuta nella lettera f) primo comma dell’art. 183 del D. Lgs. N. 152/06 che si riporta di seguito: “il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo produttore)”.

Nella norma richiamata è utilizzata la frase “il soggetto la cui attività produce rifiuti”.

Orbene, la persona fisica che produce rifiuti nell’ambito dello svolgimento delle sue mansioni, li produce per contribuire all’attuazione dell’attività aziendale, ovvero d’impresa, così come tutti gli altri individui che vi lavorano in armonia, peraltro, con il concetto stesso di attività imprenditoriale, sul quale si rimanda ai tanti approfondimenti presenti in dottrina.

Di conseguenza, il soggetto che produce rifiuti e a cui si riferisce l'art. 183 citato è, in una comprovata logica giuridica, l'azienda stessa.

Inoltre, è appena il caso di osservare che potrebbe non essere così semplice indentificare all’interno dell’azienda quali sono i dipendenti che producono o meno rifiuti pericolosi.

Si pensi ad esempio ad aziende in cui il toner della stampante viene cambiato da persone diverse ogni volta: chi è allora il produttore del rifiuto?...

Per rispondere a questa domanda non ci si può che riferire, nuovamente, all’art. 183, comma 1 lett. f) del D. Lgs. n. 152/06, e considerare che quel toner viene cambiato per utilizzare la stampante, mezzo strumentale per il lavoratore che, con il suo operato, contribuisce all’attuazione dell’attività d’azienda, un’attività che produce rifiuti e che pertanto, qualifica il suo titolare, ovvero l’impresa stessa, come un produttore.

Andando avanti nel ragionamento, una volta stabilito che l’azienda è il produttore, allora, applicando la normativa SISTRI, si potrà decretare se la stessa è considerabile come soggetto tenuto agli obblighi di tracciabilità oppure solo a quelli cartacei.

In secondo luogo ed in accordo con quanto considerato, per identificare i dieci dipendenti, non è utile né appropriato contare quali sono i dipendenti che producono o non producono rifiuti pericolosi. Semmai, se si è alla ricerca di un criterio per capire quali sono i dipendenti da considerare all’interno del calcolo finalizzato al computo dei “dieci”, ci si potrà riferire alla versione dell’art. 188 ter risalente alla sua introduzione nel T.U. ambientale ovvero al quarto decreto correttivo D. Lgs. N. 205/2010, nella quale al comma 3, veniva precisato: “Ai fini del presente articolo il numero dei dipendenti è calcolato con riferimento al numero delle persone occupate nell’unità locale dell’ente o dell’impresa con una posizione di lavoro indipendente o dipendente (a tempo pieno, a tempo parziale, con contratto di apprendistato o contratto di inserimento), anche se temporaneamente assenti (per servizio, ferie, malattia, sospensione dal lavoro, cassa integrazione guadagni, eccetera). I lavoratori stagionali sono considerati come frazioni di unità lavorative annue con riferimento alle giornate effettivamente retribuite.”

Ovviamente la versione riportata non è più vigente e un chiarimento in merito da parte del MATTM sarebbe auspicabile, anche per aiutare chi si sforza di interpretare le disposizioni, Assimpredil e Verdediritto per primi, supportando le imprese e gli utenti in generale.

Per quanto concerne il calcolo dei dipendenti è doveroso segnalare che la disposizione della vecchia versione dell'art. 188 ter del D. Lgs. n. 152/06 (precisamente, la versione suddetta ha esplicato la sua efficacia dal 17 settembre 2011 al 31 agosto 2013) era già presente nella lettera c) dell'art. 2 del Regolamento Sistri di cui al D.m. 18 febbraio 2011 n. 52 con la sola differenza che alla fine era presente la seguente frase: "In caso di frazioni si arrotonda all'intero superiore e inferiore più vicino".

Si rammenta, tuttavia, che anche il Regolamento SISTRI di cui al D.m. 52/2011 era stato oggetto di un provvedimento abrogativo contenuto nell'art. 6 del D. L. 13.08.2011 n. 138. Tale abrogazione però non veniva riconfermata dalla Legge di conversione del D.L. 138/2011, ovvero la Legge 14 settembre 2011 n. 148. La mancata riconferma dell'abrogazione ha spinto la maggior parte della dottrina a considerare il Regolamento "redivivo", contribuendo all'instaurazione di una prassi che vuole il regolamento norma vigente ... (Per l'istituto della reviviscenza della norma abrogata, ammesso nel nostro Ordinamento solo in casi particolari si veda "Il Concetto di abrogazione parziale. Raffronto tra l'abrogazione legislativa e l'abrogazione referendaria". di Valeria G.F. Marcenò in http://www.jus.unitn.it/cardozo/Obiter_dictum/valeria.htm)

Ma come già affermato ci si auspicherebbe qualcosa di più da parte del nostro Legislatore, come ad esempio un semplice provvedimento normativo espresso, ordinatore e chiarificatore, magari di primo grado, al fine di coltivare finalmente, quella tanto agognata inconfutabile certezza che tanto manca nel diritto del SISTRI...

Stante tutto quanto considerato, le conclusioni a cui si perviene nel Suggerimento dell’Assimpredil appaiono non condivisibili e, sempre a nostro modo di vedere, dovrebbero essere riformulate tenendo conto di quanto evidenziato.

Non saranno cioè, le “imprese edili produttori iniziali di rifiuti pericolosi con meno di 10 addetti preposti ad attività che originano rifiuti pericolosi ad essere esonerate dal SISTRI”, ma le imprese edili con più di dieci dipendenti così come individuate all’art. 1, comma 1 del D.m. 24.04.2014, in ulteriore specificazione del comma 1 dell’art. 188 ter del D. Lgs. N. 152/06.

Tanto era dovuto, in uno spirito di piena collaborazione costruttiva, nell’intento di interpretare la normativa oggi vigente in materia SISTRI nel modo più corretto possibile, considerando che ogni volta che il legislatore, di qualunque grado esso sia, interviene, ancora, con un nuovo provvedimento, si è costretti a rivedere tutto, dall’inizio e, permetteteci l’ironica puntualizzazione, con un santino in mano (!!!)

Farfallaverde si congeda quindi, nella consapevolezza delle proprie intenzioni, restando in attesa di chiarimenti sul conteggio dei dipendenti da parte del MATTM, o magari di  una totale riorganizzazione della disciplina in materia SISTRI, sempre che il sistema sia davvero efficiente ed utile, aspetto non secondario e ancora al centro di molteplici valutazioni.

A cura di Chiara Scardaci

 

 

 

 



[1] Per completezza si riporta il testo del comma 1 dell’art. 188 ter del D. Lgs. n. 152/06:  Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2, lettera a), gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi e gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi, inclusi i nuovi produttori che trattano o producono rifiuti pericolosi. Sono altresì tenuti ad aderire al SISTRI, in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell'impresa navale o ferroviaria o dell'impresa che effettua il successivo trasporto. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con uno o più decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono definite le modalità di applicazione a regime del SISTRI al trasporto intermodale.

[2] Nel testo del D.m. troviamo anche l’esclusione dell’esclusione. Il D.m. infatti dispone che dalla lettera a) sono esclusi, indipendentemente dal numero dei dipendenti, gli enti e le  imprese di cui  all’art.  2135  del  codice  civile  che conferiscono i propri rifiuti nell’ambito di circuiti organizzati di raccolta, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera pp) del d.lgs. 152 del 2006.