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 D. Lgs. 46/2014, nuove modifiche al T.U. ambientale 

                                                               Alfredo Scialò - Avvocato

 

Lo scorso venerdì 11 aprile 2014 è entrato in vigore un nuovo (per non dire l’ennesimo) decreto legislativo recante modifiche al Testo Unico Ambientale -  le più rilevanti in tema di A.I.A. -  che metterà, ancora una volta, a dura prova gli operatori, tecnici e giuristi, chiamati a confrontarsi in questo campo con un panorama normativo in evoluzione “perpetua”.

 

Si tratta del decreto legislativo n. 46 del 4 marzo 2014 che ha dato attuazione alla direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (IED) con la quale sono state innovate e rifuse in un unico provvedimento comunitario, ben sette direttive: la direttiva 2008/01/CE in materia di IPPC -AIA; la direttiva 2001/80/CE sulla limitazione delle emissioni in atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi impianti di combustione; la direttiva 2000/76/CE sull’incenerimento dei rifiuti e la direttiva 1999/13/CE sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili (COV); le direttive 78/176/CEE, 82/883/CEE e 92/112/CEE, relative alla produzione del biossido di titanio.

 

Tale Decreto ha apportato novità, in taluni casi sostanziali, al D.lgs. 152/2006, (in particolare sono stati oggetto di intervento gli articoli 5,6,7,8,10,20,29,30,33,35,133,196,208,209,263,267,268,269,270,271,273,274,275) inserendo anche:

 

a) un nuovo Titolo (il Titolo III bis) alla parte IV, dedicato a “incenerimento e coincenerimento dei rifiuti” e relative sanzioni,

 

b) e una "Parte quinta-bis” dal titolo "disposizioni per particolari installazioni” per la specifica disciplina delle "attività di produzione di biossido di titanio" .

 

Le principali integrazioni al Testo unico riguardano però la disciplina dell’autorizzazione integrata ambientale, delle quali proviamo a sintetizzare qui di seguito le più rilevanti, rinviando ad altre sedi per un approfondimento più dettagliato.

 

  1. In primo luogo è stato ampliato il campo di applicazione dell’A.I.A. prevedendo:

 

-         l’obbligatorietà di tale procedura autorizzatoria, non più per gli “impianti” ma per le “installazioni” (seppur la definizione di tale termine - recata dal sostituito art. 5, comma 1, lett. i-quater del T.U.A. -  sembrerebbe  identica a quella riservata dalla pre-vigente disciplina agli “impianti”, vi è infatti una rilevante novità rispetto al passato: oggi si prevede che le “installazioni” da assoggettare ad A.I.A. siano quelle unità tecniche permanenti in cui sono svolte le attività industriali indicate nell’All. VIII alla parte II del T.U.A. e le attività accessorie con potenzialità inquinanti, ma si considerano legate da accessorietà anche quelle “condotte da diverso gestore” rispetto a colui che presiede e gestisce l’attività industriale principale);

 

-         la riscrittura integrale dell’Allegato VIII con l’inclusione di nuove attività industriali da sottoporre ad AIA (tra le nuove attività inserite basti qui evidenziare, tra quelle “energetiche”, le attività svolte sui terminali di rigassificazione in mare, cd. offshore, previste al p. 1.4-bis e le nuove attività di smaltimento rifiuti previste ai punti 5.1 e 5.3 del nuovo allegato).

 

  1. E’ stato previsto l’obbligo di definire le condizioni dell’AIA sulla base delle Conclusioni sulle BAT (migliori tecnologie disponibili) o, in assenza di queste, sulla base delle pertinenti conclusioni sulle migliori tecniche disponibili tratte dai documenti pubblicati dalla Commissione Europea.
  2. E’ stata dedicata rinnovata attenzione alla tutela del suolo e delle acque sotterranee introducendo gli obblighi:

 

-         di presentare, in sede di domanda di AIA, una Relazione di riferimento recante informazioni sullo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee,

 

-         di prevedere in AIA un controllo specifico delle acque sotterranee e del suolo.

 

  1. Sono stati modificati i tempi di vigenza dell’AIA e delle modalità di riesame della stessa (10 anni in assenza di certificazioni, 12 anni per certificazioni ISO 14001, 16 anni per certificazioni EMAS).
  2. E’ stato ridisegnato il quadro sanzionatorio in caso di violazioni delle disciplina AIA; più nel dettaglio è stato riscritto l’art. 29-quattuordecies del T.U.A. al fine di rendere le sanzioni previste per gli impianti soggetti ad AIA più proporzionali e più coordinate con quelle previste dalle discipline settoriali ambientali (come quelle in tema di scarichi idrici e di rifiuti).

 

Quelle sopra esposte costituiscono, come detto, solo alcune delle più rilevanti modifiche apportate alla normativa AIA dal d.lgs. 46/14 su impulso del legislatore comunitario. Ed ora ad operatori e interpreti il compito, in taluni casi non agevole, di approfondire le nuove disposizioni per comprenderne l’effettiva portata innovativa (specie con riferimento alle nuove definizioni giuridiche introdotte all’art. 5 del T.U.A.)  ed individuarne i limiti, in attesa delle prossime modifiche al d.lgs. 152/2006 che, ne siamo certi, non tarderanno ad arrivare[1] .

 

 

 

Alfredo Scialò

 



[1] Si attendono, infatti, a breve novità anche in tema  di V.I.A. la cui direttiva è in fase di modifica.