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Il documento di trasporto delle terre e rocce da scavo nel Dm 161/2012  e nei piccoli cantieri

Dott. Marcello Cruciani (Direttore - Direzione Legislazione Mercato Privato Ance) – Avv.to Chiara Scardaci (Verdediritto)

 

L’art. 11 e l’allegato 6 del D.M. n. 161/2012 hanno introdotto una disciplina specifica per la documentazione relativa al trasporto delle terre e rocce da scavo.

L’art. 11 precisa, al primo comma, che in tutte le fasi successive all'uscita del materiale dal sito di produzione, il trasporto delle terre escavate è accompagnato dalla documentazione di cui all'allegato 6.

La previsione di per sé non lascia particolarmente stupiti a fronte del concetto di tracciabilità che, già insito nei FIR, è poi stato approfondito e se vogliamo rinvigorito dal SISTRI e dalle norme che lo regolamentano, oggi inserite nello stesso TU ambientale di cui al D. Lgs. n. 152/06.

Tuttavia, il 161 si preoccupa di disciplinare le terre e rocce in qualità di sottoprodotto e non regolamenta un rifiuto con la conseguenza che la disciplina applicabile dovrebbe essere rinvenuta nella normativa relativa al trasporto di un bene, di una merce quale la Legge 6 giugno 1974 n. 298 che reca l’Istituzione e la disciplina dell'albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi, nonchè il D.P.R. 472/96 (Regolamento di attuazione delle disposizioni contenute nell’art. 3, comma 147, lettera d), della legge 28 dicembre 1995, n. 549, relativamente alla soppressione dell’obbligo della bolla di accompagnamento delle merci viaggianti).

Non si comprende pertanto, come mai, il legislatore abbia avvertito la necessità di creare un documento ex novo, avendo da un lato la disciplina dei FIR concernente i rifiuti e dall’altra quella relativa alle merci viaggianti, come sopra citata, che può essere applicata al trasporto di terre e rocce da scavo in qualità di sottoprodotti.

Peraltro la scheda di trasporto prevista dal D.m. n. 161/12 per le terre e rocce da scavo, presenta delle criticità anche di rilievo pratico.

Basti pensare alla comunicazione relativa alla data e all’ora del carico che deve essere trasmessa prima di ogni singolo viaggio; ed ancora alla caratterizzazione del materiale prevista “per ogni singolo viaggio”, palesemente in contrasto con la previsione di cui all’art. 5 e allegato 5 del predetto regolamento i quali dettano la caratterizzazione per volume di banco.

Per altro verso, viene da chiedersi se una fonte normativa di terzo grado possa proporre un simile adempimento e se l’allegato n. 6 non debba essere disapplicato in favore dell’applicazione delle norme sopra citate in materia di trasporto in conto terzi, di provenienza normativa di primo grado.

E’ una questione di tecnica legislativa. Infatti, le modalità di trasporto dei sottoprodotti non dovrebbero essere relegate, quasi per sbaglio, in un decreto ministeriale che, peraltro, ha lo scopo di regolamentarne soltanto uno di essi: le terre e rocce da scavo. Al contrario, tale argomento avrebbe dovuto essere trattato direttamente nel Testo Unico Ambientale accanto alla norma che si preoccupa di disciplinare il sottoprodotto (184 bis)

Per altro il D.m. 161 in più punti stabilisce che il mancato rispetto anche di una sola delle condizioni indicate dallo stesso decreto fa venire meno la qualifica di sottoprodotto e il materiale è considerato rifiuto con tutte le relative conseguenze.

A fronte degli adempimenti previsti dal DM 161 per il trasporto delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti  e non rifiuti, l'art. 41 bis della legge 98/2013 tratta i medesimi materiali in modo assai più semplificato e soprattutto rinvia alla normativa generale del trasporto dei materiali.

Si ricorda, per opportuna memoria, che l'art. 41 bis si applica ai materiali da scavo provenienti dai cantieri non soggetti a VIA ed attività AIA , nonché dai cantieri VIA ed attività AIA con scavi sino a 6000 mc.

L'art. 41 bis comma 4 cita testualmente che il trasporto resta assoggettato al  regime proprio dei beni e dei prodotti, precisando che il trasporto è accompagnato, qualora previsto, dal documento di trasporto o da copia del contratto di trasporto redatto in forma scritta o dalla scheda di trasporto di cui al D. Lgs. 286/2005.

Ciò significa che si dovrà avere la scheda di trasporto o il contratto di trasporto in forma scritta nel caso in cui il trasportatore (in conto terzi) non corrisponda  con il produttore del materiale.

La scheda di trasporto deve essere compilata dal committente e conservata a bordo del veicolo e può essere sostituita dalla copia del contratto di trasporto redatto in forma scritta e contenente tutte le indicazioni previste.

Nella scheda di trasporto dovranno essere indicate tipologia e peso del materiale (anche in via approssimativa vedi nota Ministero dell'interno, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti prot. 104497 del 3 dicembre 2009), peso del materiale, luoghi di carico e scarico, iscrizione all'Albo nazionale degli autotrasportatori del vettore, proprietario della merce.

Le sanzioni amministrative per la mancata o incompleta compilazione della scheda prevedono il pagamento di una somma da 600 a 1800  euro, mentre l'assenza a bordo del veicolo della scheda del contratto prevede una sanzione compresa tra 40 e 120 euro e il fermo amministrativo del veicolo sino all'esibizione del documento mancante (entro 15 giorni dall'accertamento della violazione).

Nel caso di trasporto in conto proprio invece il documento di accompagnamento del trasporto (DDT) previsto dal Dpr 472/1996 "non costituisce un obbligo ma un semplice onere che il contribuente è tenuto ad osservare qualora egli intenda avvalersi del meccanismo della fatturazione differita "(omissis). Inoltre può essere emesso allo scopo di superare le presunzioni stabilite dal Dpr 447/1997 e però anche in tale evenienza il soggetto interessato non adempie ad un obbligo ma si assume un onere (vedi Circolare Ministero Finanze 25 gennaio 1999 n. 23).

Quindi se non c'è vendita del materiale, ovvero il produttore cede il materiale ad un terzo pagando un corrispettivo (tipico del conferimento ad un soggetto per il ripristino ambientale), ovvero il materiale viene utilizzato dal produttore in altro cantiere di sua competenza, in capo allo stesso permane l'onere di dimostrare ai fini della tracciabilità e della certezza dell'utilizzo, il rispetto delle  citate prescrizioni contenute nell'art. 41 bis.