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Farfallaverde segnala:

-          Il Sistri ancora nel centro del mirino. Mentre viene approvato l’emendamento che proroga al 01.01.2015 l’entrata in vigore delle sanzioni relative al SISTRI – Sistema di Tracciabilità dei Rifiuti, viene altresì evidenziata la necessità che si discuta della effettiva funzionalità del sistema rispetto agli scopi perseguiti, primo tra tutti la lotta alla ecomafie. Immutata la data di partenza della seconda fase, fissata al 03.03.2014 concernete alcune categorie di produttori di rifiuti speciali pericolosi e i Comuni e le imprese di trasporto di rifiuti urbani sia pericolosi che non pericolosi della Regione Campania. Prorogato il periodo transitorio del doppio binario che vede la documentazione cartacea (Fir registri di carico e scarico e MUD), e gli obblighi  e le sanzioni che la riguardano, ancora vigente, sino al 31.12.2014. La norma è contenuta nel disegno di conversione del DL 30.12.2013 n. 150, che deve essere approvato, a pena di decadenza, in via definitiva, entro il 28 febbraio 2014. Di seguito il link: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/43691.htm

-       Il D.P.C.M. 12 dicembre 2013, pubblicato sul S.O. n. 89 alla G.U. n. 302 del 27 dicembre 2013, ha approvato la nuova modulistica da utilizzare per la presentazione del Mud 2014, rivolgendosi alle CCIAA territorialmente competenti. Il MUD dovrà essere presentato per via telematica entro il prossimo 30 aprile 2014. Vai alla circolare: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/12/27/13A10357/sg

-          Il 4 febbraio 2014 la Cassazione Penale, Sez. III, con la sentenza n. 5470, ha sottolineato, ancora una volta la differenza tra le terre e rocce da scavo e i materiali di risulta edile. Rimandando ad una prossima farfallina eventuali ulteriori approfondimenti in merito, si riporta il seguente passaggio della sentenza:  […] Tali residui da demolizione vanno qualificati come rifiuti speciali e non sottoprodotti, donde la corretta affermazione di responsabilità del giudice di merito che, nell’accertare l’assenza di autorizzazione, ha ritenuto configurabile il reato di cui all’art. 256, T.U.A.

Del resto, come già recentemente affermato da questa Sezione, la non assimilazione degli inerti derivanti da demolizione di edifici o da scavi di strade alle terre e rocce da scavo è stata ribadita con il D. Lgs. n. 152/2006. (v., Sez. III, 13 settembre 2013, n. 37541, Paglialunga e altri, non massimata; in precedenza: Sez. III, 12 giugno 2008 n. 37280 – dep. 1 ottobre 2008, P., Rv 241088 che, peraltro, precisa che le terre e rocce da scavo devono essere distinte dai materiali di risulta da demolizione, in quanto mentre lo scavo ha per oggetto il terreno, la demolizione ha per oggetto un edificio o, comunque, un manufatto costruito dall’uomo).

-          Si segnala, infine, la Deliberazione n. 20/PAR del 17.01.2014 della sez. regionale di controllo della Lombardia della Corte dei Conti che, in materia di servizi di igiene ambientale e relativamente agli ATO, ha risposto ad un quesito molto interessante sulla possibilità che in assenza di Ambiti Territoriali Ottimali debba essere considerata immediatamente operativa l’assegnazione alle regioni della titolarità delle funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica. In alternativa si ipotizzava la possibilità dell’esistenza di una sorta di regime transitorio in base al quale, in attesa della costituzione degli ATO, la titolarità e l’esercizio delle funzioni predette restava in capo ai Comuni. In tale ultima ipotesi si richiedeva se il Comune competente potesse procedere all’affidamento del servizio di igiene urbana.

La pronuncia è interessante perché ripercorre l’iter normativo degli ultimi anni chiarendo:

  • La nozione di servizio di igiene ambientale come definito all’art. 183, comma 1 lett. d) del D. Lgs. n. 152/06 ovvero: “la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche dopo la chiusura”;
  • La natura di servizio pubblico a rilevanza economica del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti in base agli orientamenti della stessa Corte dei Conti e della giustizia amministrativa;
  • La possibilità di non costituire gli ATO prevista dal comma 7 dell’art. 200 del D. Lgs. n. 152/06, lasciando in capo ai Comuni il ruolo di ente concedente/affidante;
  • Il superamento di tale possibilità attraverso l’affermarsi della gestione obbligatoria per ambiti sovracomunali ai sensi dell’art. 34, comma 23 del DL 179/2010 convertito nella Legge 221/2012 in base alla quale veniva ripristinato l’art. 4, comma 35 bis del DL 138/2011 il quale prevedeva che le procedure per il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, fossero effettuate unicamente per ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei (di cui all’art. 3 bis del DL 138/2011) dagli enti di governo degli stessi istituiti o designati ai sensi del medesimo articolo;
  • La valenza ed il contenuto del comma 1 bis dell’art. 3 bis del DL 138/2011 (Comma inserito dall’ art. 34, comma 23, del DL 179/2010) che si riporta di seguito: “Le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti urbani, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all’utenza per quanto di competenza, di affidamento della gestione e relativo controllo sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi del comma 1 del presente articolo”;
  • L’obbligo delle Regioni di costituire gli ATO secondo le modalità ed i criteri individuati dal quadro di riferimento tracciato;
  • Il principio dell’affidamento a livello di ambito delle attività quali: a)la gestione ed erogazione del servizio che può comprendere le attività di gestione e realizzazione degli impianti; b) la raccolta, la raccolta differenziata, la commercializzazione e l’avvio a smaltimento e recupero nonché, ricorrendo le ipotesi di cui alla precedente lettera a), smaltimento di tutti i rifiuti urbani ed assimilati prodotti all’interno dell’ATO.

Il quesito posto viene risolto prendendo in esame la situazione della regione di riferimento, in questo caso la Lombardia, in cui il precetto normativo citato, che impone un obbligo di tipo organizzativo alle regioni, non ha trovato ancora attuazione, in quanto gli ATO non sono stati individuati. Inoltre, il Consiglio dei Ministri non ha esercitato il potere sostitutivo previsto dall’art. 8 della Legge n. 131/2003 e non si è sostituito alle Regioni nella individuazione degli ATO. Di conseguenza, la Corte conclude che nelle more della istituzione degli ATO permane in capo ai Comuni la potestà di gestione dei servizi di igiene ambientale compreso l’affidamento del servizio secondo i principi di trasparenza, parità di trattamento e concorrenza ed in ogni caso tramite procedure di selezione comparativa.

A cura di Chiara Scardaci