Compliance - 1,2,3: la 231 in tre mosse

Dotarsi di uno scudo

A cura di Chiara Scardaci

La complessità delle strutture aziendali, implica la possibilità che taluni soggetti devino incontrastati e incontrollati dai comportamenti legittimi conformi alle normative vigenti, o che agiscano minando gli equilibri economici dell’impresa, o infangando quei  principi etico-economici a cui la stessa vuole improntarsi.

Al fine di contrastare tale criminalità d’impresa, il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento una  nuova normativa, contenuta nel D. Lgs. 8 giugno 2001 n. 231, in vigore dal 4 luglio 2001, conosciuta come la disciplina della responsabilità amministrativa delle imprese.

La normativa adottata porta con se la creazione di una nuova fattispecie giuridica, ovvero di un “tertium genus” di responsabilità, che travolge letteralmente l’antico brocardo “societas delinquere non potest”.

Nella relazione preparatoria si legge, infatti, che il D. Lgs. 231/01 afferma la nascita di una nuova forma di "responsabilità avente natura extrapenale che coniuga i tratti essenziali del sistema penale e di quello amministrativo nel tentativo di contemperare le ragioni dell’efficacia preventiva con quelle della massima garanzia”.

Nel nostro ordinamento, la responsabilità penale è personale e non era possibile, fino all’adozione del decreto esaminato – in base alla dottrina prevalente –  ascrivere alla persona giuridica le conseguenze derivanti dal compimento di un reato.

Il D. Lgs. n. 231/01 recependo le problematiche relative al fenomeno societario ed alla sua diffusione, afferma, al contrario, che è possibile imputare alla persona giuridica le conseguenze degli atti compiuti, da coloro che operano per essa.

La normativa si muove su un doppio binario che prevede: l’applicazione di una sanzione penale a carico dell’individuo che ha commesso il fatto, e l’applicazione di una sanzione amministrativa a carico dell’impresa.

Attraverso il modello organizzativo, approntato ai sensi del Decreto 231, l’impresa può dimostrare di non essere consenziente a comportamenti illegittimi e, attraverso l’adozione di protocolli interni, può prendere le distanze da chi non si conforma agli stessi.

In tal modo l'impresa non subirà la sanzione prevista dal D. Lgs. n. 231/01, e sfrutterà l’esimente che, in tal modo, il legislatore le ha voluto riconoscere.

In un certo senso, si potrebbe affermare, che il modello organizzativo di cui l’impresa sceglie di dotarsi, le funge da scudo, rispetto ai comportamenti illegittimi tenuti dai suoi dipendenti.

Inoltre, il D. Lgs. n. 231/01 consente  alle imprese di rendere trasparente il proprio operato.

Attraverso la predisposizione degli strumenti previsti dal decreto, l’impresa è in grado di descrivere dettagliatamente come si sviluppa lo svolgimento dell’attività di ogni singola funzione, e di identificare le responsabilità di ogni soggetto che vi concorre.

Essa è anche in grado di identificare i collegamenti esistenti tra i soggetti apicali e i soggetti in posizione subordinata.

Ovviamente, la descrizione delle attività deve fungere da fotografia effettiva di quello che accade nella realtà, in maniera che il modello dichiarato sia identico a quello realizzato.

Solo in questo modo, l’attuazione del d. Lgs. n. 231/01 potrà avere quella funzione esimente – scudo - per la quale le imprese dovrebbero sempre adottarlo.

Perché il modello sia efficace sarà inoltre necessario farlo conoscere dettagliatamente all’interno dell’azienda, attraverso una formazione continua, ed istituire un sistema di vigilanza sulla sua effettiva attuazione.

In questa sezione troverete l’elencazione delle fattispecie delittuose contemplate dal D. Lgs. n. 231/01 ed il relativo riferimento normativo che le ha introdotte o a cui sono riferite.

Infine, nell’ultimo articolo correlato, è descritta l’adozione del modello organizzativo 231 attraverso tre fasi che costituiscono la base necessaria per renderlo realmente funzionante.

 

Nella Homepage, alla sezione “Normativa e Giurisprudenza” verranno inserite periodicamente le novità inerenti l’area tematica in questione. 

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Compliance - 1,2,3: Law 231 in three moves

 

Get a Shield

 By Chiara Scardaci

 

The complexity of company structures entails that some persons can deviate from legitimate and law abiding behaviour without being opposed or controlled, and are free to act mining the company’s economical balance  or spoil the ethical and economical principles the company wants to be recognised by.

In order to oppose such white collar crimes, a new law was introduced, Legislative Decree n. 231 dated 8 June 2001, in force as of the 4th July 2001, known as the regulation of administrative company liability.

The said rule bears the creation of a new legal concept, a “tertium genus” of liability which literally overturns the ancient juridical principle “societas delinquere non potest”.

Decree 231/01’s introductory report states that the new law creates a new kind of "liabilityhaving a non criminal nature which joins the essential traits of the criminal system with the administrative ones, trying to balance effective prevention and maximum guarantee”.

In our legal system, criminal liability is personal and it was not possible, up until the approval of this Decree – on the basis of mainstream jurisprudence – to ascribe a legal entity with the consequences of the commission of a crime. 

Lgs. Decree n. 231/01, in the attempt to solve corporate issues and their diffusion, states, to the contrary, that it is in fact possible to ascribe a legal entity with actions committed by persons acting on its behalf.

The law moves on two parallel tracks which provide: the application of a criminal sanction to the individual who has committed the crime and to apply an administrative sanction to the company.

By implementing an organisational model pursuant to Decree 231, the company may prove not to have consented to an illegal behaviour  and, through the implementation of internal protocols, may take its distance from any individual who has not complied with them.

With such a solution, the company shall not undergo the sanction provided for by Lgs. Decree n. 231/01, and it shall benefit from the exemption that the legislator intended to grant.

To some degree, one may argue that the organisational model chosen by a company can be seen as a shield from illegal behaviours held by its employees.

Furthermore, Lgs. Decree n. 231/01 allows companies to be transparent as to their actions.

By implementing the tools provided for by the Decree, a company is able to describe in detail the development of its corporate activity in all its declinations and to identify responsibilities and liabilities of each person involved therein.

The company is also able to identify the existing connections between management and subordinates.

Of course, the description of the activities must be an actual photograph of what in fact happens for real, so that the asserted model correspond to the real one.

Only in this way the implementation of Lgs. Decree n. 231/01 will be able to have that exemption function – as a shield – for which all companies should adopt it.

For the model to be effective, it must be well known in detail by the entire company staff, through constant training.  A surveillance system must also be put in place to check its correct implementation.

In this section you will find a list of the crimes contemplated by Lgs. Decree n. 231/01 and the relevant rule of law which has introduced them or to which they refer.

Finally, the last article describe the adoption of an organisational model 231 through three phases which are the necessary basis  to make it truly effective.

 

In the Homepage, section “Law and Judicial Precedents” we shall periodically include any news regarding this topic. 

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